Gavillucci ha vinto, l’AIA ha perso. Non sviliamo questa battaglia cavalcando le bufale

Gavillucci ha vinto.
Ma non ha ancora vinto.

Può sembrare un paradosso ma è il primo concetto che bisogna comunicare ad un qualsiasi cliente nel momento stesso in cui una sentenza favorevole viene pubblicata.
Una causa non è vinta fino a quando non si giunge alla decisione definitiva in terzo grado.

Così come nella giustizia ordinaria, anche nell’ordinamento sportivo esistono tre gradi di giudizio.
Gavillucci ha perso davanti al Tribunale Federale (sebbene già in quella sentenza si intravvedessero tra le righe scricchiolii evidenti nella tenuta giuridica delle motivazioni), ha vinto davanti al Tribunale Federale d’Appello, dovrà attendere il giudizio definitivo del Collegio di Garanzia del CONI, presieduto dall’avvocato Franco Frattini.

Il dispositivo non rappresenta la sentenza in sé ma è solo una sintesi della decisione. Le motivazioni arriveranno tra qualche giorno o, al limite, tra qualche settimana. E solo allora potremo capire pienamente il “peso” di questa decisione, soprattutto nel medio termine (leggasi: ipotesi di ricorsi a pioggia dopo la formazione dei quadri per la stagione 2019/2020).
Prima di affrontare il testo del dispositivo, una precisazione: la vittoria di Gavillucci non potrà essere “utilizzata” da altri arbitri dismessi a luglio 2018 (ad eccezione dei ricorsi già pendenti) poiché sono scaduti da tempo i termini per impugnare la delibera del Comitato Nazionale dell’AIA.

Il dispositivo si limita a tre righe che potrebbero apparire poco chiare ma che, in realtà, riportano il concetto fondamentale:

In sintesi il Tribunale Federale d’Appello non ha annullato tutta la delibera dell’AIA relativa alla formazione dei quadri per la corrente stagione ma solo la parte relativa alla dismissione di Gavillucci. I motivi che hanno portato a questa decisione li conosceremo nello specifico tra qualche giorno.

C’è voluto parecchio tempo, due giudizi presso il Tribunale Federale ed altri due passaggi presso il Tribunale Federale d’Appello ma, alla fine, si è arrivati a quanto avevo anticipato già il 24 luglio scorso, prima ancora che iniziasse la fase “processuale” vera e propria (qui trovate il testo completo).

Non possiamo, per ora, avere certezze su quali basi i giudici di Appello abbiano accolto il ricorso ma personalmente ritengo che abbia molto influito sulla scelta la recentissima sentenza della Cassazione in merito alla questione Marrazzo/D’Elia, condannati al risarcimento (in favore del CONI) della somma complessiva di € 271.677 per i noti fatti di Rieti-Pomezia.
Questa condanna non ci interessa particolarmente nel merito ma, nelle motivazioni, emerge un passaggio fondamentale e sul quale si è basato gran parte del ricorso di Gavillucci.
Il passaggio è il seguente:
L’arbitro è investito di fatto di un’attività avente connotazioni e finalità pubblicistiche, se non altro in quanto inserito a pieno titolo nell’apparato organizzativo e nel procedimento di gestione dei concorsi pronostici da parte del Coni, con il connesso impiego di risorse pubbliche”.

Il concetto è molto semplice: l’AIA non è, come più volte sostenuto dall’associazione stessa, un “apparato” avente connotazioni privatistiche ma pubblicistiche, motivo per cui è sottoposta alla disciplina della Legge 241/1990, intitolata alla trasparenza negli atti amministrativi.
Sulla base di tale disciplina chiunque operi all’interno di enti di tipo pubblicistico ha il diritto di poter accedere ai propri atti. Per quanto concerne gli arbitri, in particolare, l’applicazione di tale disciplina consentirebbe di poter prendere visione dei giudizi ricevuti da osservatori ed organi tecnici (comunemente definiti designatori), delle graduatorie parziali e finali, di conoscere i parametri sui quali si basano le valutazione numeriche.
Ciò che non accade mai, perlomeno nelle massime categorie.
Quest’anno hanno messo una pezza a questa consuetudine ma non sufficiente (perlomeno a mio parere) per evitare un numero infinito di ricorsi. Ci torneremo in futuro.

Per spiegare questo concetto, non c’è nulla di meglio che proporvi un documento in mio possesso.
Come l’ho avuto?
Semplice: è la risposta che mi venne inviata (a firma Marcello Nicchi, attuale presidente dell’AIA e presidente dell’AIA anche nel 2010) dopo mia precisa richiesta di prendere visione delle valutazioni ricevute nelle stagioni di permanenza alla CAN A/B.
La risposta fu questa:

Due i passaggi di questa lettera che acquistano importanza.
Il primo:
La Sua istanza non può essere accolta.
Le rammento, infatti, che l’Associazione Italiana Arbitri non rientra nel novero dei soggetti passivi (pubbliche amministrazioni, comprendenti tutti i soggetti di diritto pubblico, ed enti di diritto privato, limitatamente alla loro attività di pubblico interesse disciplinata dal diritto nazionale o comunitario) tenuti a rispettare il diritto di accesso di cui all’art. 22 della Legge n. 241/1990 ed ai successivi regolamenti esecutivi
“.

La seconda parte interessante alla fine:
Trasmetto copia della Sua lettera alla Procura Arbitrale affinché la stessa valuti se, nel suo contenuto, siano ravvisabili violazioni disciplinari, con particolare riferimento all’art. 40 comma 3, lett. b), Reg. A.I.A.“.

Al di là della lezione di diritto che Nicchi pretendeva di impartirmi (sic…), sulla seconda parte non mi dilungo: giudicate voi se un Presidente possa rivolgersi in tal modo ad un associato che ha semplicemente chiesto l’accesso ad atti personali.

Più interessante la prima parte che dimostra come, ormai da anni, l’AIA si rifugi dietro all’ipotesi di essere ente di diritto privato per impedire l’accesso ai documenti relativi al singolo arbitro.

Qualcuno si chiederà: per quale motivo, dato che avevo già 9 anni fa individuato la falla nel regolamento associativo, non sono andato fino in fondo?
La risposta è difficile da capire ma provo a spiegarla.
Come sapete sono avvocato. Avevo già allora la mia attività e decisi di lasciar perdere, di dedicarmi alla professione mantenendo i bellissimi ricordi che avevo accumulato, ricordi che sarebbero stati offuscati da una battaglia legale che mi avrebbe portato a detestare quell’associazione che, al contrario, ancora oggi amo profondamente. E credo che si percepisca quanto mi senta legato a quel mondo.

Detto ciò, torniamo alla vicenda Gavillucci.
Che cosa accadrà adesso?
Considerando che il Tribunale Federale d’Appello è un organo giuridico della FIGC e che l’AIA fa parte della FIGC (tanto da sedere nel Consiglio Federale con una quota rappresentativa, sebbene marginalissima e concretamente inutile, del 2%), l’annullamento consente di ritenere Gavillucci già reinserito d’ufficio nell’organico della CAN A dalla quale è stato estromesso con la delibera annullata ieri.

Non è da escludere, peraltro, che la difesa di Gavillucci (ottimamente sostenuta dall’Avv. Ciotti) possa inviare, nei prossimi giorni, una diffida all’associazione volta ad ottenere la convocazione dell’arbitro sin dal prossimo raduno della CAN A, durante i quali sostenere i test medici ed atletici in vista del ritorno in campo.
Tale diffida avrebbe due effetti:
– chiedere espressamente al Presidente dell’AIA di ottemperare alla decisione del Tribunale Federale d’Appello;
– in caso di mancato rispetto della decisione, rappresentare l’atto introduttivo per un un doveroso (ma solo eventuale) procedimento disciplinare a carico dello stesso Nicchi.

C’è un problema non da poco e sul quale Rizzoli dovrà riflettere molto profondamente.
Nel caso in cui Nicchi non proceda alla convocazione di Gavillucci (ovviamente tramite il designatore della CAN A a cui è delegato il compito tecnico), dovrà ottemperare Rizzoli stesso (al quale, immagino, sarà inviata la diffida perlomeno per conoscenza). Nel caso Nicchi non dovesse ottemperare e Rizzoli si adeguasse al comportamento del Presidente, anch’egli sarebbe passibile di procedimento disciplinare.

Non credo che si arriverà a ciò.
In questo caso vincerà sicuramente il buonsenso e, soprattutto, Rizzoli otterrà con mesi di ritardo ciò che chiese al Comitato Nazionale ma che lo stesso Comitato Nazionale non gli concesse, cioè di confermare in organico Gavillucci per potergli consentire di completare il percorso di crescita evidenziato nella stagione 2017/2018.
Parliamoci chiaro: Rizzoli è una vittima di questa vicenda perché, come scritto da egli stesso nel rapporto di fine stagione, avrebbe preferito avere ancora Gavillucci a sua disposizione.

Non commettiamo, dunque, l’errore di inserire anche Rizzoli tra i colpevoli di questa vicenda: essere obiettivi, maturi e coraggiosi nel voler confermare un arbitro non può trasformarsi in una responsabilità per una decisione sofferta ma divenuta obbligata per scelta del Comitato Nazionale.
Peraltro sarebbe interessante capire per quale motivo Nicchi abbia insistito per ridurre l’organico. Ma è altro discorso…

Ovviamente bisognerà aspettare la decisione definitiva del Collegio di Garanzia ma, di fronte ad un principio espresso chiaramente dalla Suprema Corte di Cassazione, è difficile ipotizzare un ribaltamento della posizione assunta dal Tribunale Federale d’Appello.

In caso di conferma della sentenza, una sola sarà la strada percorribile: le immediate dimissioni di Nicchi e di tutto il Comitato Nazionale. A maggior ragione se consideriamo che già un anno fa circa l’AIA venne messa sotto accusa per la “sentenza Greco”, vicenda che aveva già aperto una crepa evidente nel sistema di valutazione degli arbitri. Non si può pensare che, nonostante una decisione così netta, possa rimanere al suo posto un Presidente che, di fatto, ha ignorato un precedente che aveva posto nell’illegittimità tutto il sistema di promozione/dismissione dell’associazione.

E’ anche giusto, però, non correre troppo: c’è il Collegio di Garanzia (al quale sicuramente l’AIA si rivolgerà) e solo dopo il giudizio definitivo potremo cominciare a tracciare una linea.
Con un dato di fatto: se (e ripeto, se…) il giudizio dovesse essere confermato, tutti i dirigenti attualmente in carica dovranno tornare nelle proprie sezioni e rimanerci. Nessuna vendetta di chi li sostituirà, nessuna caccia alle streghe, semplicemente un ritorno alla propria sezione di appartenenza per coltivare i giovani del territorio, lasciando ad altri il compito di amministrare con trasparenza.

Ultimo appunto.
La vittoria di Gavillucci ha un’importanza straordinaria per mille motivi, in particolare perché ha riconosciuto il diritto di ogni uomo (prima che arbitro) di poter conoscere per tempo la propria situazione e di essere al corrente di quali siano le basi su cui si formano i singoli giudizi.
E’ una vittoria del diritto, basata in particolare sul rispetto della Legge 241/1990.

Come avete visto non c’è alcun accenno al razzismo, a sospensioni di partite od altre sciocchezze del genere.
Lo scrivo per l’ennesima volta (ben consapevole che, purtroppo, non sarà l’ultima): la sospensione di Sampdoria-Napoli non c’entra assolutamente NULLA con la decisione assunta ieri dal Tribunale Federale e non troverete traccia della stessa nelle motivazioni.
Perché?
Perché questa strampalata teoria è stata sollevata da pseudogiornalisti e pseudo organi di informazione non per tutelare la posizione di Gavillucci (di cui non gli frega un accidente, per essere chiari) ma per cavalcare una polemica antiqualcuno, come se sospendere una partita del Napoli possa infastidire altre società.
Questi personaggi cavalcano questa non notizia nascondendo, per esempio, che la partita Lazio-Napoli del 3 febbraio 2016 venne sospesa (per gli stessi motivi) dall’arbitro Massimiliano Irrati che, 10 mesi dopo, venne nominato internazionale e che, nello scorso luglio, è stato impegnato come VAR nella finale del Mondiale.
Insomma, collegare la dismissione di Gavillucci alla sospensione di Sampdoria-Napoli è una colossale sciocchezza: non andate dietro a questo teorie da avanspettacolo perché vi stanno prendendo in giro.

Sampdoria-Napoli non c’entra niente.
Ma niente di niente. Siate intelligenti.

50 commenti
  1. Luigi Bonsignore
    Luigi Bonsignore dice:

    Buona sera Luca,
    volevo solo segnalarti che, a quanto mi risulta, l’Arbitro Gavillucci non è stato difeso solo dall’Avv.Ciotti ma anche dall’Avv.Guidi Leonardo, Arbitro della Federazione Giuoco Calcio della Repubblica di San Marino ed ex Arbitro Internazionale.
    Te lo volevo dire perchè è un bravo avvocato ed una persona squisita.
    Un saluto.

  2. Sergio
    Sergio dice:

    Buongiorno Luca, da curioso stavo leggendo il Regolamento AIA dal sito della medesima e sono incappato nel comma 3 dell’art. 39. E’ rilevante nella causa di Gavillucci? Era in vigore quando sei stato dismesso? Veniva, viene sistematicamente disatteso?

  3. Francesco Greco
    Francesco Greco dice:

    Egregio Avvocato, ho letto con tantissima applicazione il suo esaustivo articolo e non posso che essere d’accordo in toto con quanto da lei esplicitamente scritto. E’ inutile, ma non superfluo, esprimerle ancora una volta tutto il mio apprezzamento per le sue considerazioni nelle varie problematiche arbitrali, sempre colme di chiaro collegamenti giuridici e con la massima stima le invio i miei più cordiali saluti
    Francesco Greco

  4. Simone Zucca
    Simone Zucca dice:

    Ciao Luca.
    Ti ricordo quando da arbitro,in un raduno Cra a Salice Terme,ci insegnasti a regolare il rapporto con gli allenatori.
    Nel 2010 fui uno dei pochi che può vantarsi di averti avuto da Ot.
    E ancora ricordo quanto ti fu fatale l’incontro bresciano con l’allora e attuale presidente Aia.
    Per come ti ho conosciuto,e da ormai ex associato,ti auguro di poter nuovamente avere un ruolo di primo piano nell’associazione.
    E auguro all’Aia che il vento cambi.
    Spero che questo giudizio sia il primo passo verso il necessario rinnovamento.Un abbraccio.

    • Luca Marelli
      Luca Marelli dice:

      Caro Simone, ti ringrazio.
      Purtroppo quella esperienza fu troppo breve ma, francamente, non ho rimpianti: non aveva senso rimanere in un Comitato Regionale dopo anni di serie A e B per ascoltare le lezioni tecniche impartite da un presidente che aveva un centesimo della mia esperienza diretta.
      L’incontro con Nicchi avvenne a Seregno, non a Brescia. Quel che accadde dopo fu causato da un deferimento inoltrato indovina da chi? Già, dal presidente del CRA, quello che insegnava tecnica arbitrale e per una parola che non dissi MAI (come testimoniato dal Presidente di una sezione lombarda presente all’incontro).
      Non credo che rientrerò, ormai ho trovato la mia dimensione.
      Amo l’associazione, mi sento il fratello maggiore di 33000 arbitri ma incompatibile con quei 30 personaggi che, da dieci anni, vivono da sovrani nell’associazione con i risultati tecnici che, purtroppo, sono sotto gli occhi di tutti.
      Se dovesse cambiare l’aria, chissà…

      Un abbraccio a te.

      • Francesco Greco
        Francesco Greco dice:

        Egregio Avvocato, apprezzo in toto le sue argomentazioni e non posso che congratularmi con lei per la chiarezza e per essere stato di un’equanimità eccezionale. È inutile, ma non superfluo, confermarle la mia illimitata stima con la quale la saluto cordialmente.
        Francesco Greco

  5. svetislav
    svetislav dice:

    Le faccio i miei sinceri complimenti per l’analisi giuridica del caso e per l’accuratezza nel aver colto i punti in diritto avendo mantenuto una posizione oggettiva cosa che ritengo non sia stata semplice dati i suoi trascorsi. Ora da amante del calcio mi sorge un dubbio, sia chiaro voglio essere provocatorio: Ma non è che questa mancata scelta di approccio trasparente questa mancanza di comunicazione nei voti, mascherata da scelta privatistica dell’associazione e giustificata dal voler proteggere osservatori o peggio causa il fatto che noi tutte le domeniche , accanto ad arbitri validissimi ci troviamo pletore di arbitri palesemente inadatti alle massime categorie ?… porto un esempio lontano nel tempo: Inter sassuolo diretta da un signore in palese difficoltà , forse anche fisica, sia nella gestione della partita che nella conduzione di episodi come il vantaggio molto semplici per la categoria… vuole essere solo un esempio sia chiaro, ma tornando a ritroso nel tempo si sono visti anno per anno arbitri con cognomi importanti (elemento quanto meno statisticamente singolare data la mole del movimento)nella massima serie, sezioni piccolissime con 3 o più arbitri in categorie alte, salti di categoria prodigiosi… insomma e concludo scusandomi per lo sfogo non sarebbe il caso che L Aia faccia una riflessione interna aprendosi a trasparenza e modernità senza aspettare le sentenze? ma forse rimango un utopista sognatore. con stima

    • Luca Marelli
      Luca Marelli dice:

      Il discorso relativo alle singole prestazioni non deve essere confuso con la situazione generale e con la vicenda Gavillucci.
      Tecnicamente, inutile nasconderlo, la qualità media degli arbitri è molto in calo, soprattutto negli ultimi 4/5 anni ed all’orizzonte non si vedono direttori di gara in grado di raggiungere le vette di chi ha lasciato o sta per lasciare.
      Sì, l’AIA dovrebbe prendere atto dei problemi ma ciò non può accadere. Ti faccio un esempio: Nicchi, lo scorso anno, ha detto che la divisione della CAN è stato un errore. Cosa ha fatto per porre rimedio ad un errore: NIENTE.
      Ed è così in tutti i settori.
      Ma attenzione: è profondamente sbagliato pensare di cambiare tutto mandando a casa tutti.
      Ci sono elementi validi: Rizzoli e Morganti sono due fuoriclasse, per esempio.
      IL problema non è la parte attiva tecnicamente (stanno facendo già i miracoli con le risorse a disposizione) ma tutto l’apparato dirigenziale che, in 10 anni, sta lasciando un disastro tecnico che va oltre le mie personali paure, espresse più volte da anni.

      Grazie a te.

      • Giulio Ongaro
        Giulio Ongaro dice:

        Scusi se faccio una domanda. Il calo arbitrale non sara’ anche dato dalla difficolta’ oggettiva di recultare nuovi arbitri, visto che sin dall’inizio si sa di dover andare incontro a polemiche (che cominciano alle giovanili e vanno fino alla serie A)? Ci vuole molta forza d’animo per fare l’arbitro e non sono rose e fiori. A parte un cambiamento di cultura sportiva, secondo Lei ci sono altre cose da fare per invogliare piu’ giovani a fare l’arbitro? Grazie

        • Luca Marelli
          Luca Marelli dice:

          E’ certamente un problema.
          Come è un problema il fatto che l’AIA non abbia un ufficio per la comunicazione, il personale addetto alla stampa è inesistente, inutile, senza alcuna valenza concreta.
          Se non si mette in mano a persone competenti la comunicazione (fondamentale in questo periodo storico), i problemi aumenteranno.
          Un esempio: sui profili social dell’AIA le interazioni sono sostanzialmente inesistenti, un post su Twitter (quando va di lusso) raccoglie un paio di like. E’ vero che i like non contano nulla ma hanno una loro rilevanza per comprendere la capacità di comunicazione di un soggetto. E’ evidente che chi cura i social dell’AIA non ci capisce un granché della materia…

  6. Sergio
    Sergio dice:

    Cerco di spiegarmi. Una prestazione (anche quella arbitrale) viene valutata al fine di migliorarla. Con la valutazione si individuano le carenze, le criticità, gli errori, le eccellenze ecc. Se il prestatore commette errori o effettua prestazioni eccellenti, questi gli vengono edotti appunto notificandogli la valutazione. Se il prestatore non viene edotto dei suoi errori come può correggerli. In quest’ottica conoscere le valutazioni, oltre che un sacrosanto diritto del prestatore, è un dovere di chi è responsabile del prestatore e della prestazione. In questi casi la mancanza di trasparenza non danneggia solo il prestatore ma tutti coloro che ricevono la prestazione. Nell’oscurità si possono fare operazioni, diciamo, ambigue. Se una valutazione non viene notificata potrebbe essere modificata per adattarla alle necessità recondite del manovratore come, ad esempio, liberarsi del prestatore,
    Per quanto attiene le Organizzazioni di volontariato, una volta iscritte al registro generale del volontariato assumono una veste pubblicistica che consente loro di avere contributi pubblici. In conseguenza l’art. 11 della legge 266/91 dispone che si applicano alle OdV le disposizioni della 241/90.
    Hai ragione la vittoria di Gavillucci non è solo sua e solo per lui, ma di tutti e per tutti coloro che vogliono un paese rispettoso dei diritti di tutti.

    • Andrea Manna
      Andrea Manna dice:

      D’accordissimo, non vedo come sia possibile che una qualunque decisione che valuta una persona sulla base delle sue prestazioni non sia per lo meno accessibile ad essa stessa.
      A mio parere è una follia.
      Se vengo giudicato devo essere in grado di sapere i modi, i tempi, le valutazioni e i parametri che hanno portato al mio giudizio negativo o positivo, che sia un ditta privata o sia un ente pubblico.

  7. Sergio
    Sergio dice:

    Ciao Luca, aldilà dell’aspetto giuridico, non far conoscere le valutazioni agli interessati è pura follia posto che la valutazione ha come scopo di rendere più efficaci ed efficienti le prestazioni. Esse traducono in un voto o in un giudizio sintetico la verifica di una prestazione. Come può essere migliorata una prestazione se non se ne conoscono i limiti? Io sono Presidente di Associazione di volontariato di protezione civile e pure queste, una volta iscritte negli elenchi tenuti dalla P.A., sono (parafrasando il presidente dell’AIA) soggetti passivi ai quali si applica la Legge 241/90.

  8. Andrea Crivellaro
    Andrea Crivellaro dice:

    Non sarebbe ora di uscire dalla singola associazione nazionale ed avere una sorta grande federazione arbitrale a livello almeno europeo?
    Che ne pensi Luca?

    • Luca Marelli
      Luca Marelli dice:

      Uhm, no: è una soluzione possibile solo nel caso in cui dovesse essere formata una Lega Europea.
      Al momento non avrebbe senso, i campionati nazionali devono essere diretti da arbitri nazionali.

  9. Alessio Sarnelli
    Alessio Sarnelli dice:

    In estrema sintesi quindi:

    Sino ad oggi l’AIA è stata (si è considerata) una associazione privata e pertanto non era tenuta alla trasparenza nelle procedure che riguardavano i suoi iscritti (nello specifico le dismissioni dalla CAN A di Gavillucci).

    Attraverso il precedente giudiziario da te descritto Gavillucci ha di fatto fatto sì che anche l’AIA sia un soggetto tenuto alla trasparenza come un qualsivoglia istituto a valenza pubblica.

    Questo tipo di decisione è importante per Gavillucci che potrà tornare a fare il suo lavoro ma lo è ancora di più per tutti gli iscritti, per l’AIA stessa, persino per noi che il calcio lo guardiamo perchè una associazione con meccanismi trasparenti è garanzia di equanimità per tutti coloro che ne siano coinvolti, direttamente o indirettamente.

    Questo tipo di decisione potrebbe segnare la fine della carriera di Nicchi perchè sotto l’ombrello dell’associazione privata, il presidente federale ha agito con una certa opacità, dolosa o frutto dell’inadeguatezza allo svolgimento del ruolo non si sa.

    • Luca Marelli
      Luca Marelli dice:

      Corretto.
      L’unica affermazione che non condivido è quella relativa alla equanimità: c’è già al di là di strane (e strumentali…) teorie tese a dimostrare il favorire qualcuno o sfavorire qualcun altro.

      • Alessio Sarnelli
        Alessio Sarnelli dice:

        Diciamo che la mia concezione di equanimità non era tanto da attribuirsi nella sostanza, quanto anche solo nella percezione dell’utente.

        Un sistema trasparente è percepito con più naturalezza come giusto ed equanime rispetto ad un sistema chiuso, anche quando quel sistema poi opera nel concreto col medesimo metro di giudizio.

  10. Vincenzo
    Vincenzo dice:

    Quindi volendo potremmo pure vedere Gavillucci domenica in campo?, questa storia se finirà bene sarà una vittoria per voi arbitri finiranno le dimissioni truccate .

  11. maurizio
    maurizio dice:

    Ciao a tutti.
    Nella mia azienda, che non è pubblica, ma ci sono “classifiche” di merito, tutti (ripeto: tutti) sanno quali sono i criteri di valutazione.
    Mi sembra davvero una situazione assurda.

  12. Gianluca
    Gianluca dice:

    Ciao Luca, ho una curiosità in merito a questa sentenza. Se come mi sembra di capire Gavillucci sarà reintegrato in questo scampolo di stagione, come potrà avere una valutazione equanime rispetto agli altri colleghi di questa stagione? Lo chiedo per capire se poi, tornato nei ranghi, il 30 giugno possa ritrovarsi dismesso perché magari ha arbitrato solo 3 partite. Grazie

    • Luca Marelli
      Luca Marelli dice:

      Non potrà essere dismesso dato che ha praticamente saltato tutta la stagione per motivi indipendenti dalla sua volontà.
      Peraltro non credo proprio che lo vedremo in campo molto presto.

  13. Agostino
    Agostino dice:

    Caro Luca, c’è un altro punto secondo me fondamentale nella risposta a te inviata. Scusa il mio essere leguleio. È quello che dice che il diniego all’accesso non incide sul diritto di difesa. Solo per questo la risposta, a parer mio, è catastrofica giuridicamente. Come, dovrei far ricorso e chiedere l’esibizione degli atti per sapere i contenuti degli atti contro cui ricorro? Posizione abnorme. Ed infatti la giurisprudenza amministrativa dice che è vero l’esatto contrario. Quanto mi diverto quando devo impugnare passaggi del genere non ti dico!

    • Luca Marelli
      Luca Marelli dice:

      Confermo.
      Ma tutta la lettera è senza senso.
      Quando la ricevetti, non nego di aver riso in studio con i colleghi per l’assurdità delle tesi contenute.
      Da parte mia sono sempre stato convinto che la lettera fosse stata scritta da un avvocato e solo sottoscritta da Nicchi. Alcuni miei collaboratori di studio, al contrario, sono rimasti sempre convinti che un avvocato non avrebbe mai potuto scrivere certe affermazioni.
      Non lo sapremo mai ma ho voluto postare il documento per far comprendere in che modo il Presidente dell’associazione si relaziona coi suoi associati.

      C’è un altro particolare: l’uso della terza persona singolare…

    • Luca Marelli
      Luca Marelli dice:

      Il resto del commento l’ho cancellato per umana pietà.

      Ho lasciato solo questa parte perché voglio confermare quel che scrivi: sei un incompetente ed un frustrato.

      Ma c’è speranza per tutti, anche per te.

      Un abbraccione <3

  14. Jeko
    Jeko dice:

    Evviva. Giustizia è fatta. L’AIA non ha perso, l’AIA è morta; con una sola sentenza è stato mandato a monte l’intero sistema delle “valutazioni tecniche”, e quindi degli osservatori, ovvero quello su cui si basa l’associazione e tutto il mondo arbitrale italiano. Comunque vada a finire, una vittoria meritata per un arbitro che non meritava la dismissione e che ho sempre considerato solido e affidabile.
    La sentenza penso che debba suggerire una riflessione sul sistema degli osservatori da riformare (meno ma migliori e con competenze di alto livello): questa riforma, unita alla riunione delle CAN A e B, sarebbe una manna dal cielo per mantenersi ai livelli di eccellenza arbitrale cui siamo abituati.
    Un saluto Luca, e viva gli arbitri 😉

    • Luca Marelli
      Luca Marelli dice:

      Il corpo osservatori è forse il più grande problema dell’AIA: pochi osservatori in grado di cogliere il significato di “approfondimento della gara”. Purtroppo gran parte degli osservatori si sofferma sugli episodi, come se gli stessi fossero lo specchio di una prestazione.
      Persone che, oggettivamente, non hanno capito niente della funzione formativa del ruolo.
      Ma è anche vero che, se giudicano le gare così, qualcuno glielo permette da dieci anni…

  15. Giuseppe CANCIANI
    Giuseppe CANCIANI dice:

    Luca sei il nostro Guaido’……..resti solo tu…grazie! e’non e’ “facile battuta”…credimi. Grandissima stima, piacere leggerti sempre….

  16. Michael
    Michael dice:

    ciao Luca,
    adoro leggere il tuo blog, finalmente un po’ di informazione non di parte.
    Odio però vedere pseudo giornalisti ritwittare i tuoi post solo quando fa loro comodo, ignorando altri che risulterebbero “scomodi”.
    e non capisco Pistocchi che prima cavalca l’onda della fakenews riguardante quest’arbitro, e ora ritwitta il tuo post chiarificatore 😀
    ciao, e grazie per aver reso twitter un mondo migliore 😀

    • Luca Marelli
      Luca Marelli dice:

      Beh, se qualcuno ha condiviso questo post dopo aver condiviso un’informazione sbagliata, andrebbe apprezzato, non criticato.
      Sull’utilizzo solo quando fa comodo, non nascondiamoci: avviene da tutte le parti, senza differenza di colori.

      Grazie a te ma non esagerare 😉

      • Michael
        Michael dice:

        😀
        buona continuazione!
        non esagero, alla fine dopo aver letto solo post polemici, che insinuano, offendono (da tutte le parti, non solo contro Juve, Napoli, ecc… e non solo sull’argomento Calcio) ogni tanto leggere articoli seri, scritti con passione, fa davvero piacere!
        ciao!

  17. Simo
    Simo dice:

    Buongiorno, dato che non ho condense in materia volevo chiedere quanto tempo servirà per arrivare al giudizio finale. Grazie e saluti.

    • Luca Marelli
      Luca Marelli dice:

      Un paio di mesi circa.
      Dipende molto dalla pubblicazione delle motivazioni del secondo grado di giudizio. Potrebbero essere pubblicate domani o tra due settimane, dipende dalla complessità delle motivazioni stesse.

  18. Achille
    Achille dice:

    Ciao Luca, secondo te Gavillucci quella stagione ha dimostrato di essere un arbitro di serie A ?

    • Luca Marelli
      Luca Marelli dice:

      L’anno scorso non meritava di essere dismesso.
      Detto ciò, il principio di diritto è molto oltre il rendimento ma riguarda i diritti civili di ogni uomo. Ridurre tutto semplicemente al rendimento è da uomini piccoli, irrispettosi e con nessuna conoscenza del mondo giuridico.
      Nessuno è un gradino sopra a Dio (per chi ci crede).

I commenti sono chiusi.