Gavillucci escluso dalla Serie A per aver sospeso Sampdoria-Napoli? Una cretinata…

Gavillucci dismesso perché osò sospendere Sampdoria-Napoli per cori razzisti: la potremmo definire l’ultima frontiera dell’informazione per deficienti se non fosse che, in questo modo, si sminuisce una vicenda che ha per oggetto valori fondamentali come la dignità personale, i diritti di legge, la trasparenza negli atti pubblici.

Purtroppo ormai sappiamo come funziona la (pseudo)informazione: si spara un titolo che pone in relazione due fatti completamente slegati l’uno dall’altro, viene creata a tavolino un’opinione verosimile, la si vende come verità incontestabile, si pubblica la fake news e migliaia di stupidotti l’assorbono come la prova inconfutabile dello scandalo.

Ripeto, pertanto, quanto affermato nel titolo: questa (pseudo)notizia è in realtà una colossale cazzata (vogliate perdonare il francesismo).

Partiamo dal fondo di questa storia per spiegarne l’origine.

Gavillucci, ex arbitro di Serie A con 50 gare dirette nella massima serie, ieri è tornato in campo per dirigere una partita di Allievi Regionali.

Può sembrare una notizia incredibile ma, in fondo, è semplicemente ciò che capita spesso ad arbitri dismessi dalle categorie nazionali.
Anche il sottoscritto, dopo aver dovuto lasciare la massima categoria nazionale, per un breve periodo ha arbitrato nel CSI comasco, in sperduti campetti in terra battuta, spinto dalla passione per l’attività e da un espresso desiderio di restituire al Centro Sportivo Italiano qualcosa della propria esperienza a quell’organizzazione nella quale mossi i primi passi.
Per quanto mi concerne fu un’esperienza di breve durata ed una pessima idea, perché trovai un ambiente deprimente: non in campo ma nell’ambito dirigenziale, ciò che mi spinse a dedicarmi ad altre attività più intelligenti, lasciando perdere una struttura dilettantesca e priva di quel minimo di cultura necessaria per ambire a passi in avanti.

Perché la vicenda Gavillucci è tornata agli onori della cronaca sportiva?
Il motivo è presto detto: poche settimane fa la Corte d’Appello Federale ha annullato la decisione di primo grado del Tribunale Federale Nazionale che aveva rigettato il ricorso dell’arbitro laziale, rispedendo la discussione al primo grado dopo aver rilevato un difetto di contraddittorio (senza specificare contro chi: giuridicamente un abominio ma è argomento tecnico di cui è inutile discutere).
In concreto presso il Tribunale Federale Nazionale dovrà essere discusso nuovamente il ricorso di Gavillucci, basato non certo sulla contestazione di singole valutazioni ma su basi ben più importanti.

Torniamo al 9 ottobre 2017.
In quella giornata il Tribunale Nazionale Federale accolse integralmente il ricorso presentato da Giovanni Greco, arbitro della sezione di Roma 1 dismesso a luglio 2017 dai ruoli della CAI, la prima commissione nazionale.
I motivi del ricorso non si basavano sulle graduatorie finali ma su una serie di contestazioni mosse all’AIA, in particolare concernenti la violazione di svariate norme dell’Associazione e del diritto comune.
In sintesi questi i motivi del ricorso Greco:

I. Difetto di motivazione della decisione di mancato avanzamento del ricorrente che avrebbe determinato l’automatica dismissione;

II. Violazione degli artt. 6, commi 7 e 10, 7, 15, commi 2 e 3, delle Norme di funzionamento degli Organi tecnici dell’A.I.A. (in prosieguo, per brevità, anche “Norme di funzionamento”) per l’omessa predeterminazione e indicazione degli “eventuali altri criteri” utilizzati dall’Organo tecnico nella compilazione della relazione di fine stagione per la valutazione degli arbitri da promuovere alle categorie superiori;

III. Violazione del principio di trasparenza e imparzialità del sistema di attribuzione delle mere valutazioni tecniche, laddove l’art. 6, comma 5, delle Norme di Funzionamento non estende agli arbitri a disposizione degli Organi tecnici nazionali la garanzia della formulazione per iscritto dei rilievi nell’immediato dopo gara;

IV. Violazione dei principi di imparzialità e trasparenza per l’omessa predeterminazione all’avvio della stagione del numero di arbitri cui consentire il passaggio dalla C.A.I. alla CAND ai sensi dell’art. 15, commi 2 e 3, delle Norme di Funzionamento, ovvero dei criteri sulla base dei quali il predetto numero sarà determinato;

V. Violazione dell’art. 12 della legge n. 241 del 1990 e della legge n. 231/2001, nonché dei principi generali in materia di selezione e accesso agli impieghi pubblici;

VI. Illegittimità derivata dall’illegittimità del Regolamento A.I.A. e delle Norme di funzionamento, laddove non prevedrebbero garanzie di imparzialità, indipendenza e terzietà nel procedimento di nomina dei componenti degli organi tecnici.

L’approfondimento su tutta la questione la potete trovare a questo link.

La decisione del TFN (che potete leggere integralmente a questo indirizzo) diede ragione al Greco che, pertanto, ottenne con quella decisione il diritto di essere reintegrato immediatamente nei ranghi della CAN D (dato che, avendo già sostenuto due stagioni in CAI, poteva essere o dismesso o promosso alla categoria superiore, appunto la CAN D).

L’AIA, ovviamente, non diede alcuna notizia in merito.

Successivamente l’AIA propose appello contro la decisione (ovvio). Il giudizio di Appello non venne celebrato per un semplice motivo: Greco aveva già ottenuto quel che voleva (cioè una sentenza che riconoscesse i suoi motivi di doglianza), non aveva alcun interesse a resistere in un appello sportivo che non avrebbe potuto portare altro che spese inutili.
Per tal motivi rassegnò le dimissioni dall’Associazione, nel contempo decidendo di agire in via giudiziaria civile, citando in giudizio l’AIA e chiedendo la rifusione dei danni.

Naturalmente l’AIA, come al suo solito, riportò la notizia a suo modo:

La notizia sul sito dell’AIA la trovate a questo indirizzo.

L’AIA non ha vinto un bel niente: semplicemente la Corte d’Appello Federale aveva annullato la decisione di primo grado per la rinuncia a resistere in giudizio da parte del Greco:

In sostanza venne a mancare il motivo del contendere, dato che il Greco non era più associato e, pertanto, la Corte Federale d’Appello non poteva decidere nulla in mancanza di una delle parti.

Gavillucci ha proposto ricorso esattamente per gli stessi motivi contestati dal Greco, senza nemmeno far menzione delle graduatorie poiché l’oggetto dell’azione giudiziaria era basata su questioni ben più importanti come l’assoluta mancanza di trasparenza dell’Associazione nel formare le graduatorie.

Vi fornisco degli elementi utili a comprendere i contorni della vicenda:
– gli arbitri di Serie A non ricevono mai la relazione di Organi Tecnici (per semplificare: i designatori) ma solo quella degli osservatori, priva di voto e senza il giudizio complessivo (che vengono cancellati prima dell’invio);
nessuno conosce la graduatoria reale. Mai, in nessun momento della stagione. Per esempio, del periodo trascorso in CAN A/B, io non so assolutamente nulla: non un voto, non una media, non una graduatoria;
– a fine stagione un gruppo limitato di arbitri (ad eccezione di internazionali od equiparati) deve incrociare le dita e sperare di non essere inserito tra gli arbitri dismessi per motivi tecnici (quali non è dato saperli dato che il tutto si risolve in una telefonata, in un telegramma o, come nel mio caso, in un SMS di Collina. Sì, un SMS…).

Tutto ruota attorno ad un concetto fondamentale: l’AIA è un’associazione di tipo privato oppure pubblico?
La definizione è fondamentale per l’applicazione della Legge 241/1990 (il testo integrale lo trovate qui, pagina 7 e seguenti), perché un’associazione di tipo pubblico ha l’obbligo di trasparenza nei confronti di chiunque ed il dovere di consentire l’accesso a tutta la documentazione che riguardi direttamente il singolo cittadino.

Ebbene, il Tribunale Federale Nazionale si espresse categoricamente in merito:

Di fatto il Tribunale Federale si espresse per la natura pubblicistica dell’AIA, senza alcuna espressione dubitativa.
Peraltro ciò è di prima evidenza: l’AIA fa parte della FIGC che, a sua volta, fa parte del CONI, ente pubblico per eccellenza che distribuisce tra le federazioni affiliate (e, pertanto, anche alla FIGC) risorse pubbliche individuate ogni anno dal DEF dello Stato.
Come possa anche solo ipotizzarsi la natura privatistica per l’AIA è, giuridicamente, un mistero.

Il ricorso di Gavillucci è stato, in primo grado, respinto.
Ciò che ha più stupito è che il medesimo Tribunale Federale, sul medesimo oggetto e per un ricorso basato sui medesimi elementi rispetto alla decisione Greco abbia ribaltato del tutto la linea interpretativa.
Ora, capita spesso che giudici differenti assumano decisioni leggermente discrepanti su oggetti simili, non accade praticamente mai che due sentenze siano completamente opposte. A maggior ragione è curioso che ciò sia accaduto nel contesto del medesimo Tribunale, senza che (in periodi intermedi) siano state emesse altre decisioni sullo stesso oggetto.
Insomma: o il Tribunale Federale ha sbagliato ad ottobre (ricorso Greco) oppure ha sbagliato a settembre (ricorso Gavillucci).
Il Tribunale Federale dovrà spiegare anche questo cambio di rotta se non vorrà veder del tutto compromessa la propria immagine giuridica.
Oppure, come giusto che sia, tornare sui suoi passi e riformare la prima decisione accogliendo le istanze di Gavillucci che, giuridicamente, sono praticamente incontrovertibili.

Come abbiamo capito, dunque, Gavillucci non basa le sue contestazioni sulle classifiche di merito ma su principi ben più importanti e, ovviamente, non c’è alcun riferimento a Sampdoria-Napoli, gara strumentalizzata oggi per costruire una teoria complottara buona per sollevare l’indignazione di persone ben poco intelligenti.

Nella riunione con i presidenti di sezione dell’AIA, svoltasi la scorsa settimana, sono state proposte le slides delle graduatorie degli ultimi 3 anni per dimostrare come Gavillucci fosse arrivato sempre ultimo.
E’ certamente un dato interessante ma che non c’entra assolutamente nulla con i motivi del ricorso che riguardano concetti molto più importanti e che, in fondo, dovrebbero essere oggetto di interesse per tutti gli arbitri italiani: pensare di ridurre tutto a dei numeri formati senza un criterio ben chiaro significa pensare di rivolgersi ad una platea di stupidi.
Non credo (non voglio credere) che i presidenti di sezione vogliano essere trattati come degli stupidi, soprattutto perché sono in gioco i diritti fondamentali di qualsiasi persona che ha il sacrosanto diritto di sapere il proprio andamento tecnico, i criteri di formazione delle graduatorie, la valutazione per ogni singola gara diretta, la propria posizione in qualsiasi momento della stagione ed il dovere di informazione da parte di un’associazione che voglia essere definita democratica.

Ho trovato altresì di cattivo gusto la notizia trapelata secondo cui l’AIA vorrebbe inserire nei contratti degli arbitri una clausola di salvaguardia (per sé…) secondo la quale gli arbitri dovrebbero accettare, sic et simpliciter, le decisioni relative alla formazione dei quadri tecnici per la stagione successiva, rinunciando al diritto di ricorrere al giudice per contestare una decisione calata dall’alto.
Ovviamente si tratta di una clausola che sarebbe connotata non solo da nullità ma da inesistenza giuridica, dato che è palesemente illecito costringere una persona a rinunciare ad un proprio diritto costituzionalmente riconosciuto.
La domanda sorge spontanea: se l’AIA è così tranquilla del proprio operare, per quale motivo inserire una clausola siffatta? Timore che, prima o poi, si dovranno pagare ingenti danni per comportamenti non in linea con le leggi dello Stato?

Concludiamo tornando al principio.
Come abbiamo visto nessun accenno a Sampdoria-Napoli.
Perché?
Perché quella gara e la momentanea sospensione non ha avuto alcun peso nella scelta di dismettere Gavillucci.
Peraltro basterebbe avere un paio di neuroni funzionanti per rendersi conto che quella gara fosse quasi del tutto ininfluente ai fini del campionato che, alla 36esima giornata (due alla fine), presentava questa classifica:

Juventus che, per perdere lo scudetto, avrebbe dovuto essere sconfitta in entrambe le gare rimanenti e, nel contempo, il Napoli avrebbe vinto il titolo segnando 7/8 reti (a zero) a partita. Una follia anche solo pensarlo…

La verità è che la gara di Marassi fu più o meno un contentino a Gavillucci, non a caso tenuto lontano dalle gare veramente importanti della giornata, non avendo raggiunto (e ciò è oggettivo) una sufficiente affidabilità per incontri di prima fascia.

Chiudo con il solito appello: non credete a tutte le sciocchezze che vi propinano. Prima di convincervi leggete, riflettete, fermatevi e ponetevi sempre questa domanda: “mi stanno informando oppure stanno diffondendo una cretinata per ottenere visibilità personale?”.

Sappiate che, nell’era social, la seconda ipotesi è quella spesso più veritiera.
Come nel collegamento dismissione di Gavillucci-punizione per aver sospeso Sampdoria-Napoli: è una cazzata utile a qualcuno per attirare click, guadagnare visibilità, fidelizzare i più stupidi.

Non siate stupidi…

9 commenti
  1. kko
    kko dice:

    Guardi, Luca, io mi chiedo come con in ballo certe cifre le federazioni e la giustizia sportiva possano essere ancora gestiti in maniera imbarazzante.

    Tornando ad oggi leggo queste dichiarazioni di Rocchi e rimango perplesso :

    Domanda : “Come nei falli di mano? (in relazione al chiaro ed evidente errore.)
    Risposta di Rocchi : “Il regolamento oggi parla di volontarietà e io devo seguire quello.”

    Cosa ne pensa?

  2. M.A.M.
    M.A.M. dice:

    Il problema da lei descritto afflgge tutte le federazioni sportive.
    Io sono stato per oltre una decina d’anni arbitro nazionale di pallavolo (serie B1) e il sistema era esattamente il medesimo.
    L’unica differenza era che da noi, dopo molte lamentele circa la poca trasparenza per l’utilizzo dei giudizi non numerici, si arrivò a ricevere il dato numerico della prestazione osservata.
    Tuttavia, la C.A.N., aveva dei coefficienti che le consentivano, a proprio piacimento, di sfalsare il risultato ottenuto sul “campo”.

  3. Luca
    Luca dice:

    Lettura interessante che però, onestamente, non fa che far dubitare ancora di più chi già dubita della categoria arbitrale. Se qualche stesso direttore di gara, che vive in questo mondo, propone delle cause per, tra le altre cose, una presunta “violazione dei principi di imparzialità e trasparenza”, si accresce la sensazione che le cose lì dentro non vengano fatte correttamente, ma anzi di nascosto e il rischio che uno pensi “ma che caspita succede lì dentro, ma sono corretti o no” aumenta ancora.
    Un saluto

      • Mikypan
        Mikypan dice:

        Io penso che invece c’entri e che ci sia bisogno di controllo su questa associazione, già oggetto di critiche più e più volte! Io penso che qualcuno dall’alto muove i fili, non so chi, ma ci vorrebbe qualche ente che controllasse questi dell’aia

        • Luca Marelli
          Luca Marelli dice:

          Dato che tu sei convinto che c’entri, mi ricordi dove si trova Irrati che sospese Lazio-Napoli per gli stessi motivi?
          Se non ricordo male è stato VAR nella finale del MONDIALE…

          Ora, vuoi andare avanti ad apparire come un complottaro oppure cerchi di convincerti che le persone intelligente non credono a queste stronzate?

    • maurizio
      maurizio dice:

      Mi permetto…
      Io penso, invece che l’ennesima figuraccia la faccia il tribunale federale. Sentenze che spesso sembrano illogiche ai più e motivazioni che, invece di spiegare, complicano.
      SEMBRA che l’attività principale della “giustizia sportiva” sia quella di autodistruggere la propria immagine e la propria credibilità. Regolamenti interpretati a piacimento a seconda dei casi, sanzioni diverse non si capisce in base a che cosa, accanimento verso fatti inutili e assoluto silenzio su accuse ben più gravi (ci hanno tolto lo scudetto, secondo me, è un’affermazione gravissima che, perdonatemi, fa venir voglia di ridere e fa perdere credibilità anche ad Ancelotti quando giustamente afferma che in Italia c’è una mentalità sbagliata).
      Andando oltre al caso-Gavillucci, sarebbe opportuno, sempre per evitare disuguaglianze, applicare anche alla giustizia sportiva il concetto di “presunta innocenza”, ovvero obbligare chi accusa a trovare le prove della colpevolezza, e non il contrario.
      Sai che divertimento se uno, una mattina, mandasse una lettera anonima a giornali e procura sostenendo che Juve-Napoli era truccata?

      • Luca Marelli
        Luca Marelli dice:

        Perdonami ma stai facendo una confusione pazzesca per arrivare ad un punto che non c’entra nulla con l’oggetto del post.
        Il post si occupa di Gavillucci, del SUO ricorso e di una battaglia che c’entra nulla con Juventus, Napoli, Inter o qualsiasi altra società.

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