Quale futuro per il VAR? L‘utilizzo in Champions’ League fornirà le risposte necessarie.

Il VAR attuale non funziona.
O, meglio, il VAR attuale è spesso inibito da un protocollo troppo farraginoso che impone un utilizzo limitato rispetto alle vere potenzialità.

Fin dal giorno della prima applicazione online della tecnologia, ci si interroga sulla correttezza di aver ristretto l’ambito di applicazione ad un numero limitato di fattispecie e, soprattutto, in presenza di condizioni specifiche, spesso più frutto dell’interpretazione che di linee guida precise.

Il punto focale su cui si concentrano le discussioni in occasione di ogni episodio dubbio risolto con o senza revisione delle immagini da parte dell’arbitro è lo stesso su cui si innestano tutte le criticità del protocollo in vigore: la definizione del chiaro ed evidente errore.

Partiamo proprio da questo concetto per spazzare via ogni dubbio: il protocollo è stato modificato.
La lingua inglese non è forse elegante e musicale come l’italiano (e nemmeno difficile come la nostra) ma ha delle regole del tutto identiche. Pertanto l’aggiunta di un aggettivo (evidente) accanto un sostantivo (errore) non può essere liquidata come una formalità senza rilevanza. E’ chiaro che un aggettivo rafforzativo ha certamente un significato ben preciso e le conseguenze le stiamo vedendo: pochissime review relative a contatti tra calciatori, molte review su episodi che possono sfuggire all’attenzione degli arbitri, cioè i tocchi di mano in area.

Si obietterà: “Rizzoli, nell’incontro con società e dirigenti a Milano, ha sostenuto che le review totali sono state solo due in meno nelle prime 12 giornate rispetto alla scorsa stagione“.
E’ vero, lo ha detto (fonte: Eurosport.it).

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Ma, come sempre, è necessario comprendere cosa significhino quei numeri che, presi nella loro forma grafica, dicono poco o nulla.
Prendiamo, ad esempio, il numero di check effettuati nelle prime 12 giornate: la scheda fornita da Rizzoli (scheda su cui non nutro alcun dubbio, è un dato senz’altro veritiero) indica un numero complessivo di 657 check effettuati (cioè azioni controllate dai VAR nel corso delle varie gare), per una media di 5,4 a gara.
Le “on field review” (cioè gli episodi effettivamente sottoposti all’arbitro per un controllo della valutazione) sono stati 32, cioè solo due in meno rispetto alle 34 della scorsa stagione.
Tutto bene, dunque?
In realtà i numeri distorcono (e non di poco) i fatti.
In questa stagione la gran parte delle review è stata effettuata per tocchi di mano in area, fattispecie che senza dubbio era parte della casistica anche nella scorsa stagione ma che quest’anno è stata posta sotto maggiore attenzione.
Non è un caso che, nelle prime sei giornate, non ci sia stato un singolo caso di review per contatti tra calciatori ma solo ed esclusivamente per tocchi di mano sfuggiti all’attenzione degli arbitri oppure mal interpretati.
Nella scorsa stagione, al contrario, la tendenza era completamente differente: il primo episodio di “on field review” venne registrato alla prima giornata, nella gara di apertura del campionato tra Juventus e Cagliari, allorquando venne punito con un (giusto) calcio di rigore un fallo commesso da Alex Sandro e sfuggito a Maresca. Quest’anno il campionato è iniziato (per fare un esempio) con il clamoroso rigore non fischiato da Mariani per fallo di Magnanelli su Asamoah in Sassuolo-Inter:

Nessun atto di accusa nei confronti degli arbitri, ci mancherebbe, ma una riflessione: perché negare che sia stato profondamente modificato l’utilizzo della tecnologia?
Cui prodest?
A nessuno, evidentemente, ma assomiglia tanto ad una difesa corporativa per confondere le idee più che chiarirle. Operazione che ha certamente un senso ma che non aiuta a risolvere i problemi comunicativi tra arbitri, mass media e grande pubblico.

D’altronde non è un caso che lo stesso Rizzoli, lo scorso 4 giugno a Torino, in occasione della presentazione del libro per i 120 anni della Federazione, si espresse con queste parole:

Nella prossima stagione vogliamo riportare l’utilizzo ai casi più eclatanti” (link del sito raisport.it):

Non me lo sono inventato.
E Rizzoli non parla mai a caso.
Che significa “riportare l’utilizzo ai casi più eclatanti“? Esattamente quel che stiamo vedendo da ormai 13 giornate: (quasi) nessun intervento su contatti tra giocatori (e quelli effettuati non sono stati particolarmente apprezzati, come il contatto Manolas/Gaston a Roma), review nella stragrande maggioranza dei casi effettuata per tocchi di mano più o meno volontari. Per tal motivo le polemiche sono indubbiamente aumentate rispetto allo scorso anno perché, di fatto, si è tornati al passato per quanto concerne i contatti in area di rigore mentre c’è stata una netta accelerazione sul controllo dei falli di mano.

I numeri, pertanto, ingannano e non poco.
L’utilizzo della tecnologia VAR, quest’anno, è molto differente rispetto allo scorso anno.
Migliore? Più attenta ai casi eclatanti?
Da parte mia credo che sia stato compiuto un passo indietro determinata dal cambio del protocollo, non strutturale ma applicativo.

D’altronde, e fin dall’inizio, il protocollo soffre di un’enorme contraddizione concettuale.
Da una parte, infatti, è evidenziato una sorta di principio assoluto:

secondo il quale la “decisione definitiva deve essere sempre presa dall’arbitro (centrale)“.
Questo principio è del tutto corretto, sia chiaro: una gara si presta ad una interpretazione complessiva ed è fondamentale che il metro di giudizio sia sempre e solo uno, quello dell’arbitro designato.
Allo stesso tempo, però, tale indicazione (presente fin dalla prima stesura del protocollo) si scontra con il presupposto necessario per procedere ad una review: il famoso “chiaro ed evidente errore”.

Il problema è nella coordinazione di questi principi: è palese che l’arbitro deve avere l’ultima parola ma è altrettanto vero che i VAR siano vincolati, nel richiamare l’attenzione del collega, solo a fattispecie che rappresentino “errori chiari ed evidenti”.
Ma se un errore è chiaro ed evidente, come può l’arbitro centrale decidere in autonomia? Di fatto i VAR, richiamandolo, hanno già espresso un giudizio di merito sull’operato dell’arbitro.
Le conseguenze possono essere di due tipi (e questo aspetto è già stato sottolineato più volte, non solo dal sottoscritto):

  • l’arbitro controlla le immagini e viene convinto dalle stesse: di fatto una passeggiata al monitor su un episodio già deciso dal VAR;
  • l’arbitro controlla le immagini e rimane sulla propria decisione: i VAR vengono sbugiardati e spesso bollati come incompetenti.

La contraddizione emerge in tutta la sua evidenza per quanto concerne i contatti tra i calciatori.
Ora, sappiamo che la discrezionalità arbitrale ha la sua espressione massima proprio nella valutazione dell’entità di un contatto.
Il vero problema è il seguente: dobbiamo prendere coscienza che un arbitro, anche se in perfetta posizione e con la miglior visuale possibile, può mal valutare un contatto osservato in presa diretta. In questi casi una review sarebbe l’ideale per togliersi ogni dubbio.
Purtroppo il protocollo così strutturato, ad oggi, si presta ad enormi contraddizioni.

Facciamo un esempio recentissimo, prendendo spunto da due episodi avvenuti nell’ultima giornata:

Si tratta di due tocchi di mano, quelli di Milinkovic Savic in Lazio-Milan e di Bastoni in Parma-Sassuolo. Sono entrambi due tocchi di mano del tutto involontari e, soprattutto, non punibili: il primo perché il braccio è aderente al corpo e frutto di un pallone inaspettato (concretizzatosi per il “liscio” di Lukaku), il secondo è causato da un precedente rimpallo sul ginocchio del difendente.
Ebbene, nel primo caso non c’è stata review (ma solo un silent check), nel secondo caso c’è stata “on field review“.
Se sul primo episodio non c’è nulla da aggiungere, sul secondo possiamo affermare che la review sia stata determinata da un “chiaro ed evidente errore”? Ovviamente no, non a caso Valeri ha (correttamente) confermato la propria decisione.

Quale la soluzione?
La soluzione, fisiologica, è di modificare il protocollo, cambiando la dizione di “chiaro ed evidente errore” in qualcosa non solo di più chiaro ma di più fruibile, tale da non porre i VAR nella spiacevole situazione di dover contraddire un collega oppure, come accaduto a Parma, di essere criticabile per la propria chiamata.

La sensazione è che l’IFAB non abbia ben compreso le potenzialità della tecnologia e che abbia finora agito sulla base di report dettagliati ma che si basano su numeri che dicono poco o nulla in merito all’utilità reale dello strumento.

Sarà molto importante, in tal senso, l’introduzione del VAR nelle Coppe Europee perché l’impatto mediatico di talune scelte verrà enormemente amplificato dall’eco della competizione a livello continentale.
Oggi le decisioni assunte in Italia od in Spagna od in qualsiasi federazione che utilizza il VAR rimangono circoscritte ai confini nazionali: del rigore assegnato o meno si parla solo a livello locale.
Se, per esempio, in una semifinale di Champions’ non dovesse esserci review per un contatto come quello di Napoli tra Obi e Callejon

(questo il momento esatto del contatto irregolare, non quello che circola sui social, veicolato da chi ha interesse a spostare l’episodio fuori area), è chiaro che l’eco mediatico non sarebbe più limitato alla federazione singola ma all’intera Europa che sarebbe costretta ad interrogarsi sull’ambito applicativo del protocollo.

Non è necessario essere insider oppure Frate Indovino per intuire quali potrebbero essere le naturali evoluzioni della tecnologia applicata al calcio.
Confrontare il calcio con il tennis o la pallavolo non ha alcun senso: NON sono sport di contatto e le fattispecie possibili sono in numero limitatissimo. Il calcio, al contrario, presente migliaia di ipotetiche situazioni valutative.
Se un pazzo (perché di questo si tratterebbe) decidesse di raccogliere in un libro tutte le ipotetiche fattispecie che possono accadere su un terreno di gioco, alla fine dovrebbe pubblicare un libro di 10mila pagine. E ne mancherebbero duemila.
Se poi, in un momento successivo, volesse aggiornare tale volume, dovrebbe pubblicare un volume di 15mila pagine ma ne mancherebbero sempre duemila perché il calcio è uno sport semplice ma nel quale difficilmente accadono due episodi identici. Magari simili ma mai identici.

L’esempio più simile al calcio (per quanto con regole totalmente differenti) è il football americano.
Come già scritto in passato (a questo link trovate una spiegazione più dettagliata), l’esperienza americana consentirà di accorciare molto i tempi per arrivare alla naturale evoluzione dello strumento attuale.
Negli USA la tecnologia nacque esattamente come il VAR, cioè come supporto esclusivamente destinato ad arbitri. Solo col tempo ed una consapevolezza della potenza dello strumento, si è arrivati all’attuale definizione di strumento utilizzabile dagli arbitri e, a richiesta, anche dagli “head coach” che hanno la possibilità di chiamare un certo numero di “challenge” per partita. Ci si arriverà: ci vorrà un po’ di tempo (necessario per identificare come e quando potrà essere richiesto) ma non i 20 anni abbondanti impiegati dalla NFL.

Prima dei challenge, però, si dovrà intervenire proprio sul protocollo.
Quello attuale è certamente un buon punto di partenza ma è già concettualmente antiquato.
Se il protocollo dominato dal “chiaro ed evidente errore” poteva avere un senso in sede di sperimentazione, questa dizione è già divenuta anacronistica.
La naturale evoluzione della tecnologia porterà ad un doveroso allargamento dell’utilizzo e si arriverà ad una definizione meno stringente che consentirà ai VAR di segnalare all’arbitro episodi che abbiano come caratteristica la sussistenza di un POSSIBILE ERRORE DI VALUTAZIONE.

Una dizione del genere cancellerebbero con un (breve) tratto di penna tutte le contraddizioni attuali: i VAR non entrerebbero mai nel campo della valutazione soggettiva dell’arbitro ma si limiterebbero a segnalare al collega un episodio connotato da un dubbio interpretativo, lasciando allo stesso direttore di gara la possibilità di visionare le immagini senza alcuna preclusione valutativa, oggi ben presente perché è quasi impossibile che una segnalazione del VAR sia seguita da una conferma della decisione in campo.
E, soprattutto, verrebbero sottoposti ad attenzione gli episodi che attualmente vengono mal interpretati proprio per erronea percezione dell’arbitro, impossibilitato ad essere corretto a causa di un protocollo che spesso lega le mani dei VAR, inibendoli dalla possibilità di porre rimedio ad errori evidenti.

I tempi?
Non ci vorranno mesi ma qualche anno.
Se, per esempio, l’IFAB dovesse rendersi conto della criticità insita nella definizione di “chiaro ed evidente errore”, un intervento normativo sostanziale sarà possibile solo dalla stagione 2020/2021, poiché le prossime modifiche saranno inserite durante la riunione di marzo 2019, troppo presto per vedere gli effetti del VAR che, presumibilmente, verrà introdotto nelle Coppe dalla fase ad eliminazione diretta. A meno che non capiti qualcosa di veramente eclatante negli ottavi di finale, in calendario tra il 20 febbraio ed il 5 marzo.

19 commenti
  1. Ennio
    Ennio dice:

    Ciao Luca,
    Forse una domanda un po’ fuori contesto, ma ti prego consentimela:
    Ho notato che ormai molte squadre battono il calcio d’inizio con un solo giocatore al dischetto di centrocampo, il quale calcia il pallone direttamente indietro verso il compagno.
    Ma il regolamento non prevedeva che il primo tocco del pallone sul calcio d’inizio dovesse essere “in avanti”? [motivo per cui prima c’erano sempre due giocatori a battere, il primo toccava il pallone in avanti, il secondo lo passava indietro ai compagni]
    Grazie della disponibilità,
    Ennio da Senigallia

  2. Roberto
    Roberto dice:

    Ciao Luca. Ne approfitto per una domanda in qualche modo attinente.
    Ieri sera in PSG-Liverpool Marciniak aveva completamente sbagliato l’interpretazione sul calcio di rigore per gli inglesi. In telecronaca è stato detto che è stato l’assistente a segnalare l’errore. Impossibile quello sulla fascia, troppo distante. Quello sulla porta? Forse, ma comunque mi sembrava distante. Ho il dubbio che sia stato fatto un rapido check…
    Tua opinione?

    • Luca Marelli
      Luca Marelli dice:

      No, del tutto impossibile: in Champions’ non c’è alcun collegamento esterno. Hanno combinato un mezzo casino nella comunicazione in campo, in qualche modo sono riusciti a venirne fuori.
      Ma è un altro episodio che dimostra quanto sia fondamentale introdurre al più presto la tecnologia in campo.
      E quel rigore potrebbe essere decisivo sia per il Liverpool che per il Napoli…

  3. Giorgio Cesare
    Giorgio Cesare dice:

    A me questo protocollo manda fuori di testa: come si fa a non vedere il cortocircuito che si crea nel momento in cui l’arbitro viene chiamato a OFR ma non modifica la sua decisione? Che vuol dire che il VAR può intervenire solo in caso di Clear and obvious error se poi si specifica che la review deve riguardare delle considerazioni soggettive? Cosa c’è di soggettivo in un Chiaro ed evidente errrore? Così a parer mio l’OFR perde completamente di senso, oltre a creare una confusione enorme agli arbitri.
    Riporto di seguito un passo dell’attuale protocollo secondo me molto interessante: “Per le decisioni soggettive, ad esempio intensità di un contrasto falloso, interferenza in un fuorigioco, […], una “revisione sul campo” è spesso appropriata.”
    Secondo me questa frase è un buon punto di partenza per il futuro, per arrivare al “potenziale errore” se non addirittura al challenge. Ti ringrazio molto per il tuo prezioso contributo Luca, complimenti come sempre.

      • Luca Marelli
        Luca Marelli dice:

        Perché i messaggi vengono moderati.
        Fortunatamente sono riuscito a mantenere un livello di discussione molto educato e rispettoso, su oltre 6000 commenti ho dovuto eliminarne meno di 50. Ma se lasciassi libertà di commentare come sui social, diventerebbe un luogo invivibile e di flame continui.

  4. jeanloupverdier
    jeanloupverdier dice:

    ma siamo proprio sicuri che un qualsiasi arbitro (a maggior ragione, in Europa), (ri)vedendo al Var l’intervento di Obi su Callejon avrebbe fischiato il rigore..? a me restano tanti dubbi, soprattutto sulla scorta del famoso detto “non tutti i contatti sono fallosi e il rigore è una cosa seria”.

    • Luca Marelli
      Luca Marelli dice:

      Non utilizziamo le (mie) frasi quando fan comodo, grazie.

      Il concetto NON è se quell’episodio sarebbe stato o meno giudicato da rigore. Il punto è che quell’episodio, con un protocollo adeguato, dovrebbe essere perlomeno rivisto ma oggi è impossibile, trattandosi di episodio visto e valutato dall’arbitro.

      • Alberto
        Alberto dice:

        Però qui non seguo: se l’arbitro ha visto e valutato, perché l’episodio dovrebbe essere perlomeno rivisto?
        Ha visto e ha valutato. Cos’altro serve?

        • Luca Marelli
          Luca Marelli dice:

          Perché capita spesso (e te lo dico per esperienza personale) che in campo si sia certi di aver visto bene ma poi, rivedendo le immagini, ci si chieda: “ma che diavolo ho visto?”.
          Gli arbitri sono esseri umani: la possibilità di rivedere un episodio è la naturale evoluzione della tecnologia e, soprattutto, la concretizzazione del concetto che gli arbitri, in quanto esseri umani, sono soggetti ad errori valutativi, anche se posti nelle migliori condizioni possibili per decidere.

  5. Hiderman
    Hiderman dice:

    A mio modesto avviso, la contraddizione concettuale cui fai giustamente cenno induce un ragionamento paradossale anche nei detrattori della Var all’interno del mondo arbitrale. In nome dell’autonomia decisionale dell’AE, infatti, si propugna una riduzione dell’ambito applicativo del Var.
    Ma l’effetto è inverso: se si restringe il campo, gli interventi del VAR saranno sì più rari, ma anche – giocoforza – più “d’imperio”; e quindi il Var minerà l’autonomia interpretativa dell’AE nel 100% dei casi.

    Invece, nei casi meno evidenti (quelli attualmente extra-protocollo per intenderci, o che vengono definiti “moviola” dai detrattori del Var), l’intervento è meno problematico, perché compito del Var in questo caso è richiamare l’attenzione dell’AE su un caso su cui lui ha un’idea diversa, ma lasciando all’AE stesso la decisione finale.

    La mia conclusione, che può sembrare controintuitiva, è quindi che per preservare la centralità interpretativa dell’AE sia necessario rivedere il protocollo in senso molto meno restrittivo.

  6. Sergio
    Sergio dice:

    Ricordo benissimo la sua “paura” quando alla fine della stagione scorsa metteva in guardia il mondo del calcio sul cambio del protocollo e devo dire la verità io concettualmente preferisco una Var che intervenga su un chiaro ed evidente errore e non sia la “moviola” a prendere delle decisioni su contatti di gioco.. Lo dico da ex arbitro di campionati minori. Però guardando qualche partita mi rendo conto che qualche problema in più c’è quest’anno. Vorrei una sua opinione. Porto due esempi , casualmente riguardano Callejon. L’anno scorso contro il Bologna, per un contatto “leggero” (che forse anche lei lo definì tale) l’arbitro decise per il calcio di rigore. il Var non poteva intervenire in quell’occasione. Quest’anno per un contatto ben maggiore il rigore non è stato fischiato e probabilmente il Var non è potuto intervenire. Vengo alla domanda… non sarebbe giusto che la tecnologia possa intervenire in entrambi i casi simili a quelli che ho citato? Sia per un contatto considerato falloso sia per uno non considerato?
    Grazie

    • Luca Marelli
      Luca Marelli dice:

      Sono due lati della medesima medaglia: da un lato un rigore che non doveva essere concesso (ma sul quale il VAR non poteva far nulla), dall’altro un rigore che doveva essere assegnato (ma sul quale, allo stesso modo, il VAR non poteva far nulla).
      E’ un problema che viene sottovalutato ma immaginiamo un episodio del genere nella finale di Champions’…

      • Stefano
        Stefano dice:

        Ne abbiamo visti ben di peggio senza nemmeno dover andare tanto indietro nel tempo, vedesi le finali 2015 e 2017.
        Determinante, il rigore non dato a Pogba per fallo di Dani Alves. Finale Juve-Barcellona del 2015 sul punteggio parziale di 1-1. Finale 3-1 per il Barcellona. https://www.youtube.com/watch?v=0sdYRfJSAQQ
        Altrettanto evidente, ma quasi del tutto ininfluente ai fini del risultato finale, l’esplusione di Cuadrado per una simulazione evidente di Ramos, in Real-Juve del 2017. https://www.youtube.com/watch?v=iRlTlt80znc

        • Luca Marelli
          Luca Marelli dice:

          Dai, su, stiamo parlando di VAR, non di episodio pro o contro la Juventus.
          Cerchiamo di comprendere dove ci si trova: non è il bar sport e nemmeno uno dei tanti gruppi di tifosi che mandano in caciara qualsiasi discussione.
          Grazie.

          • Stefano
            Stefano dice:

            Beh ovviamente da tifoso ho preso i due che ricordo meglio, visto che si parlava di finali, avendoli vissuti in prima persona. Senza andare a rivangare il chilometrico fuorigioco di Mijatovic nella finale Real-Juve del 1998.
            Comunque, a mente fredda, il ritengo meritevoli di una review, altrettanto quanto i due citati su Callejon, anzi, quello di Cuadrado sarebbe passibile di review anche col “rigido” protocollo attuale essendo una chiara ed evidente simulazione che porta ad un altrettanto chiaro ed evidente errore di valutazione dell’arbitro.
            Quello che volevo dire è che in Champions, in generale, assistiamo ogni anno a scempi ben peggiori di quelli del campionato nostrano. Saluti

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