Perché la VAR non servirà (quasi) a nulla

Ero un bambino quando, il lunedì, il televisore era sintonizzato sempre su RaiTre. Non tanto per una scelta razionale ma, semplicemente, perché si trattava dell’unica trasmissione sportiva in onda dopo la domenica di campionato, quella domenica che si chiudeva a metà pomeriggio, in assenza di anticipi, posticipi, posticipi del posticipo, anticipi del posticipo e posticipo degli anticipi. Insomma, mi son perso pure io…

In sostanza si arrivava al lunedì sera che già si avvertivano i primi sintomi di astinenza da calcio. Per tale motivo soccorreva il buon Biscardi, furbo imbonitore televisivo che, primo in Italia, introdusse il trash in un programma sportivo. Ricordo ancora le liti con papà che, ovviamente, non voleva farmi vedere una trasmissione ben poco educativa ma la passionaccia per il pallone di un ragazzino aveva spesso il sopravvento. Naturalmente la televisione a colori del salotto andava alla famiglia, il reietto biscardiano veniva regolarmente confinato in cucina, davanti al televisore in bianco e nero con sintonizzazione a rotella (vedasi foto allegata)

Televisore casa Marelli anni '90

Ebbene, già in quegli anni, facendo leva sulla grande diffusione della moviola, nata da un’idea di Carlo Sassi per la Domenica Sportiva, Biscardi cominciò la sua battaglia per introdurre la moviola in campo.

Biscardi

Biscardi, l’uomo con la pettinatura di Trump due decenni prima che Trump si inventasse presidente degli Stati Uniti, a suo modo è stato un precursore di quel che sta per accadere nel calcio.
E’ stato il primo, perlomeno su una rete nazionale, ad introdurre la conduzione caciarona di chi non cerca l’informazione ma solo il casino organizzato finalizzato ad ascolti di tutto rispetto. E’ stato il primo ad ipotizzare l’utilizzo delle immagini per decidere episodi dubbi, ciò che accadrà dal prossimo campionato o, al più tardi, da quello successivo.

Ebbene, oltre trent’anni dopo quelle richieste urlate in italiano claudicante sulla neonata RaiTre, da quasi un anno una sorta di moviola in campo viene sperimentata in varie parti del mondo, in primis in Italia, nel campionato di Serie A, in modalità offline, cioè senza alcun collegamento tra arbitri davanti al video ed arbitri in campo.

Un po’ di chiarezza sulla terminologia

Abbiamo spesso ascoltato riferimenti a questo strumento con utilizzo variabile dell’articolo. Io stesso (lo ammetto serenamente) ho creato un minimo di confusione e, pertanto, mi sento in dovere di scusarmi specificando:
LA VAR è lo strumento tecnologico, cioè gli schermi video e tutto il sistema di replay a disposizione degli arbitri che si troveranno davanti ai monitor;
IL VAR è l’arbitro (o gli arbitri) davanti al monitor.

La VAR sarà una moviola in campo?
No, al momento non si tratta di moviola in campo. Il concetto alla base dell’introduzione del replay live non è, al momento, quello di decidere su tutti i casi controversi.
Il concetto fondamentale, già ampiamente frainteso, è quello di utilizzare la rivisitazione di un’azione per eliminare errori evidenti.
Cosa significa ciò? Significa, per esempio, assegnare un rigore non fischiato o revocare un rigore fischiato erroneamente. Significa ricorrere alla moviola per accertarsi di un comportamento violento sfuggito agli arbitri (impedendo, pertanto, al calciatore reo dell’infrazione di continuare a giocare quella gara). Significa accertarsi di non aver scambiato un calciatore per un altro nel momento in cui si sanziona disciplinarmente un’azione irregolare (in sostanza: un caso marginalissimo dato che, quest’anno in serie A, non è mai accaduto. E, per onestà, non ricordo un caso del genere da almeno dieci anni).

A differenza della biscardiana confusione organizzata (“parlate in due al massimo contemporaneamente, altrimenti la gente rischia di capirci qualcosa” – semicit. – ), oggi la miriade di trasmissioni caciarone non si basa più sull’informazione urlata ma sull’ignoranza diffusa.

Se possiamo soprassedere (a malincuore) su “danno procurato” od “ultimo uomo” (sic…), a maggior ragione possiamo comprendere (ma non certo giustificare) l’enorme caos che si sta creando sulla futura disciplina sull’utilizzo della VAR.

Il motivo è tanto semplice quanto condannabile: mancanza assoluta di approfondimento oppure (e molto più grave) indifferenza alla necessità di informare, preferendo discutere all’infinito su concetti inesistenti.

La sperimentazione

In molti si chiedono: a che serve sperimentare? E’ inutile portare avanti per troppo tempo una sperimentazione del genere, meglio accorciare i tempi ed evitare polemiche su polemiche. Dai, su, introduciamola per la finale di Coppa Italia! Oppure per il campionato mondiale per club!

E poi che succede? Che al mondiale per club la VAR viene utilizzata per assegnare un calcio di rigore, con il piccolo particolare che il rigore nasce su un fallo (evidente) sfuggito all’arbitro ai danni di un attaccante… in fuorigioco. Cosicché si arriva alla concessione di un rigore negato live ma concesso grazie alla VAR. Ma che non doveva essere concesso perchè l’attaccante si trovava in posizione di fuorigioco.

Rigore VAR  Rigore VAR 2
Tradotto: un pasticcio. Pensate a cosa potrebbe accadere nel caso in cui un pasticcio del genere dovesse concretizzarsi nella finale di Coppa Italia. Oltre alla VAR ci si dovrebbe dotare di elicotteri ed un intero battaglione di fanteria…

La sperimentazione, concepita su un periodo di due anni, non solo è logica ma necessaria.
L’introduzione della moviola in campo non è stata ancora decisa. Semplicemente, in questi mesi, si stanno valutando tutti i pro e tutti i contro di una tecnologia utilissima in quasi tutti gli sport ma che, non per caso, non è ancora stata applicata al calcio.
Perché?
Semplice: perché il calcio è un gioco semplice ma maledettamente complesso. Trovatemi un altro sport con una regola complessa come il fallo di mano: centomila fattispecie possibili, una miriade di caratteristiche, giustificazioni e basi di punibilità, una confusione spesso generata da taluni geni del regolamento che, per chiarire il concetto, sono riusciti ad incasinarlo ancora di più.

Arrivo, infine, al cuore della faccenda.
LA VAR servirà a placare le polemiche?
La risposta, per quanto deprimente possa essere, è immediata: NO. Anzi, se proprio vogliamo essere un minimo riflessivi ed obiettivi, la VAR accentuerà ulteriormente le polemiche.

Spiegone (o, meglio, opinione…)

Avere certezze su qualcosa è materia per pochi. Solitamente quei pochi che hanno certezze sono degli emeriti cretini. Un po’ come coloro che sostengono tesi di complotti a favore o contro qualcuno, di squadre aiutate o penalizzate volontariamente. Un po’ (tanto…) cretini come quelli che polemizzano su un gesto di educazione (“cinque” di Pjanic con Tagliavento) e che personalmente ho molto apprezzato… Tralasciamo, altrimenti mi inalbero di nuovo.

Chi potrà chiedere l’aiuto della VAR?
Sulla base del documento ufficiale in merito alla sperimentazione, la rivisitazione di un episodio deve essere iniziativa o dell’arbitro centrale (nel caso in cui abbia un dubbio) oppure del VAR, ovverosia dell’arbitro davanti al monitor che, in presa quasi diretta, abbia notato qualcosa di dubbio. In sostanza, al momento, non c’è un limite numerico per ricorrere al replay ma sempre e solo per iniziativa dei direttori di gara.
Che accadrebbe, dunque, nel caso in cui, in presenza di un fatto dubbio, l’arbitro non dovesse decidere di utilizzare lo strumento tecnologico? Facile: polemiche.
In estrema sintesi, vediamo quale potrebbe essere il cambiamento tra oggi e domani:

OGGI: “scandalo, l’arbitro non se l’è sentita!!!11!”
DOMANI (opzione 1): “scandalo, l’arbitro non ha voluto rivedere le immagini per non ammettere l’errore!!11!!”
DOMANI (opzione 2): “scandalo, l’arbitro non ha voluto rivedere le immagini per non penalizzare la grande squadra!!11!!”

Vedete, in tutta franchezza, qualche differenza?
Da parte mia non ne vedo nessuna.

Ma la questione vera è che non è nemmeno questo il motivo per cui la VAR non eliminerà alcuna polemica ma, al contrario, le esaspererà ulteriormente.

Prendiamo, ancora una volta, ad esempio il rigore di Juventus-Milan (giuro, è l’ultima volta, anche solo pensarci mi causa un reflusso gastroesofageo…).

Rigore Juventus Milan

Oggi, giorno 21 marzo (buona primavera a tutti) dell’anno del signore 2017, è il giorno numero 11 post-rigore. Ancora leggo di gente che discute su questo benedetto rigore, come se avesse impresso una decisiva svolta alle sorti del pianeta e, forse, anche del sistema solare intero, fino ai confini dell’universo conosciuto.

Ecco, pensiamo a Juventus – Milan con la VAR.
Episodio che sarebbe stato oggetto di replay per gli arbitri?
Senza alcun dubbio.
Ecco le reazioni possibili, dopo la decisione:

Opzione 1: “che scandalo, ha confermato il rigore perché a favore della Juventus, è evidente che sia involontario! Arbitro in malafede!”
Opzione 2: “che scandalo, ha tolto il rigore perché non ha avuto il coraggio di decidere. Arbitro in malafede!”.

La verità, 11 giorni dopo, è che l’episodio è talmente al limite che, anche fra 10 anni, nessuno potrà essere certo di quale avrebbe dovuto essere la decisione (a parte i cretini, ovviamente, quelli son sempre sicuri di tutto…).
Nel caso in cui l’episodio fosse stato deciso con l’utilizzo della VAR, le due fazioni (incapaci di esprimere un’opinione ma bravissimi ad esprimere certezze…) si sarebbero scannate come se non ci fosse un domani, aggiungendo un elemento: Massa era in malafede, qualunque opzione avesse scelto.
Ovviamente Massa NON è in malafede ma qualunque decisione avesse assunto, sarebbe apparso in malafede per una delle due fazioni.

Insomma, la VAR servirà in alcune (limitate) circostanze per evitare errori clamorosi ma, in linea generale, gli episodi che generano discussioni infinite continueranno a generare discussioni infinite, con l’aggravante della malafede.

Altri esempi veloci

Per far comprendere il motivo per cui la VAR non funzionerà, vi sottopongo due casi limite.
Fattispecie 1.
Concessi due minuti di recupero, siamo al minuto 1 e 40. Viene concessa una rimessa laterale, l’arbitro non può guardare il replay (non fa parte dei casi indicati). La squadra batte la rimessa e segna la rete decisiva.

Fattispecie 2.
Un calciatore viene sanzionato con un cartellino giallo, il secondo della gara. Le immagini mostrano che l’avversario ha clamorosamente simulato, non venendo minimamente toccato. L’arbitro non può ricorrere alla VAR.

Alla fine, come vedete, qualcosa non torna. Il motivo? Quel che ho scritto in precedenza: il calcio è un gioco semplice ma maledettamente complesso. Ed è questo il motivo per cui ne parlano tutti (tanto è facile…) ma pochi ne capiscono qualcosa (perché è maledettamente complesso).

Che fare, dunque?

Non lo nascondo, sono stato tra i primi ad essere felicissimo dell’apertura alla tecnologia. Oggi, dopo aver seguito per mesi la sperimentazione, alle tante certezze si sono sostituite mille perplessità.

E se alla fine la soluzione migliore fosse quella di abbandonare la sperimentazione? 

5 commenti
  1. Vinicio
    Vinicio dice:

    Io sono assolutamente daccordo, oltretutto le tecnologie applicabili,per ovvio motivo di cost,i solo alle prime categorie calcistiche, mi pare un nonsenso

    Rispondi
  2. Clesippo Geganio
    Clesippo Geganio dice:

    per la VAR andrebbe definito un protocollo per stabilire come. dove e quando utilizzarla.
    Ovvio che non sarebbe applicabile sempre e comunque.
    Per esempio la sperimentazione poteva essere diretta e concreta anche durante questo campionato applicandola nei soli casi di presunto fuorigioco finalizzato in gol, oppure se un fallo fischiato al limite dell’area di rigore fosse fuori o dentro.
    Due casi (ma non solo) dove l’arbitro ha già fischiato quindi il gioco è fermo, tempo 10″ per verificare se l’azione è corretta o meno con la VAR.

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  3. jsak
    jsak dice:

    Per quanto mi riguarda un direttore di gara che non ha il coraggio di decidere non è in malafede, ma rappresenta un riconoscimento ed un’ ammissione di un limite (umano) nel decidere un episodio direttamente dal campo, cosa che preferirò sempre e comunque ad un’ eccessiva mania di protagonismo; darei comunque la possibilità anche alle squadre, e non solo ai vari arbitri, di chiedere l’ ausilio della VAR, un po’ come nel tennis, 3 possibilità a partita/set (+1 quando si giocano i tempi supplementari/tie-break), senza che vengano sottratte in caso di ragione

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  4. Lundari Francesco
    Lundari Francesco dice:

    Sono d’accordo su tutto. In ogni caso ritengo sia giusto sperimentarla, e non dare voce a chi sostiene che non ci si vuole aggiornare. Ma dopo un po’ forse capiremo che sarà meglio eliminarla e tornare all’antico.Dei due mali (semmai stessimo parlando di…mali) sempre meglio il minore.

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  5. Clesippo Geganio
    Clesippo Geganio dice:

    chi ha visto ieri sera Cile vs Portogallo si è reso conto del perchè la VAR non potrà mai funzionare correttamente, non perchè tecnicamente inapplicabile ma per l’uso facoltativo e discrezionale che ne fa l’arbitro condizionando la partita, ecco perchè sostengo che la VAR potrebbe relegare ai margini del gioco del Calcio l’ego “professionistico” dell’arbitro, ma al di là degli aspetti psicologici e caratteriali dell’uomo-arbitro rimaniamo al fatto, nel secondo tempo viene negato un rigore netto al Cile, subito dopo il fallo la palla esce dal campo il gioco si ferma per riprendere con un rinvio del portiere, quindi visto il dubbio (più che lecito) del fallo da rigore l’arbitro avrebbe potuto e dovuto chiedere ai colleghi di VAR di rivedere l’azione per rendersi conto che il rigore c’era, netto e incontrovertibile.
    Perchè l’arbitro non ha chiesto la verifica VAR? Ovvio che tale comportamento lascia adito a tutte le interpretazioni possibili e immaginabili anche giudizi peggiori.
    La VAR sarà un’altra presa per i fondelli per i tifosi, se tutto rimarrà a discrezione dell’essere umano le partite saranno addomesticate secondo interessi economici.

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