VAR, terza giornata: buone decisioni, qualche errore ed il concetto di silent check.

La VAR, tra pochi mesi, sarà ritenuta talmente fondamentale da non poterne fare a meno.
Non è una certezza oggettiva ma una personale previsione. Facile previsione.

Certo, continueranno ad esistere polemiche di mediocre livello intellettivo ma, nell’era dei social, siamo abituati a confrontarci ogni giorno con qualunque tipo di discussione, spesso di qualità infima. Pertanto stiano tranquilli gli amanti delle invenzioni pallonare: continueranno ad essere elaborate demenziali teorie del complotto antiquesto ed antiquello, continueranno ad esistere fantasiosi giochi di palazzo (quale sia questo palazzo, ancora non l’ho capito dopo 9 lustri di vita…) e continueranno ad esistere gli arbitri tifosi con bandiere varie al collo (sic…).
E, soprattutto, continueranno ad esistere gli “scienziati” che monteranno in groppa a queste polemiche da bar sport dopo il sesto quartino della casa (il famoso frizzantino all’etanolo)…

In ogni partita la VAR funziona per 90 minuti più recupero.
Pare una banalità ma sottende un concetto molto importante dello strumento: durante una gara vediamo la VAR utilizzata molto raramente (più o meno una volta ogni tre gare) ma, nella realtà, gli episodi valutati sono decine.

Un episodio rivisto da un VAR ma non sottoposto all’attenzione dell’arbitro centrale viene definito “silent check”. Il silent check è un semplice silenzio-assenso, cioè un sostanziale avallo da parte dei VAR della decisione assunta in campo (decisione che può essere un fischio od anche un non fischio).

Portiamo un esempio di silent check, proprio della giornata di ieri.

Verona – Fiorentina 0-5

Damato assegna un calcio di rigore a favore della Fiorentina, per un contatto al confine dell’area di rigore tra il portiere del Verona Nicolas e l’attaccante viola Chiesa, senza alcuna sanzione disciplinare. Dentro o fuori area? Dogso o non dogso?

Rigore Verona Fiorentina

Nel momento stesso in cui Damato sanziona il contatto con un calcio di rigore a favore della Fiorentina, optando per soprassedere su eventuali sanzioni disciplinari a carico del portiere, i VAR iniziano il proprio “lavoro di certificazione” delle decisioni assunte in campo. Nel caso specifico l’attenzione si concentra sul contatto falloso e sull’eventuale cartellino da utilizzare. Una volta accertato che le decisioni tecniche e disciplinari siano corrette o, perlomeno, non viziate da un chiaro errore, i VAR comunicano all’arbitro di continuare la gara, con un semplice “ok, vai pure”. Il silent check, in sintesi, funziona esattamente come in tutti gli episodi in cui la VAR viene utilizzata con la differenza che nessuno se ne accorge.

Tornando per un momento all’episodio, che differenza c’è tra questo episodio e quello di Milano, al contrario rivisto al monitor?
Premesso che ci ritorneremo tra poco (dato che qualche pasticcio va evidenziato), la differenza sostanziale è la seguente: a Verona Damato ha fischiato rigore valutando perfettamente l’episodio, a Milano Gavillucci ha sbagliato indicazione del punto in cui il fallo si è concretizzato, spostandolo al di fuori dell’area di rigore. La conseguenza è che a Verona il silent check ha provveduto solo ad avallare la decisione, a Milano ha dovuto intervenire per modificare un chiaro errore di rilevazione.

Bologna – Napoli 0-3

Due episodi.
Sulla linea laterale, nei pressi delle panchine, Palacio interviene in modo molto rude su Callejon.
Questo è il classico episodio che, nel mondo arbitrale, viene identificato sotto la voce “inatteso”. Gli episodi inattesi portano, nella gran parte dei casi, ad errori perché la concentrazione dell’arbitro non è focalizzata su quanto ci si aspetta che accada.
Nel caso specifico, conoscendo la grande correttezza che da sempre ha caratterizzato Palacio, nessuno (me compreso) si sarebbe mai atteso un fallo di tal genere commesso dall’attaccante oggi al Bologna.

Fallo Palacio Callejon

Questo episodio è totalmente sfuggito all’attenzione di Giacomelli (prestazione nel complesso molto negativa, ieri sera) e mi risulta difficile comprendere per quale motivo non sia stato portato alla sua attenzione dai colleghi VAR. Per dirla tutta, a mio parere l’errore dei VAR è infinitamente più grave di quello commesso da Giacomelli.

Giacomelli, in campo, non ha visto nulla, purtroppo si è perso il contatto tanto da non fischiare nemmeno punizione a favore del Napoli. L’azione, rivista pochi secondi dopo al replay proposto dalla televisione, è apparso meritevole non solo di sanzione tecnica ma, soprattutto, di sanzione disciplinare. Questo è un fallo grave di gioco, e poco conta che Palacio colpisca con più o meno violenza la gamba di Callejon, così come conta nulla la volontà di entrare in questo modo: gamba alta (e che colpisce l’avversario che sta saltando per evitare il tackle), velocità (i due calciatori corrono l’uno in direzione dell’altro), pallone non giocabile.

Davanti alla televisione (come spesso si dice) è tutto più facile.
E non c’è dubbio che sia proprio così!
E proprio per questo motivo trovo inspiegabile il mancato intervento dei VAR per segnalare un episodio espressamente compreso nelle fattispecie protocollari e sfuggito all’attenzione dell’arbitro.

Sul rigore richiesto da Mertens sul finire del primo per il contrasto con Helander non mi soffermo troppo a lungo: è un contatto discutibile, Mertens cerca il contatto ed Helander si aiuta un po’. Proprio perché il contatto è discutibile, appare corretto che i VAR non siano intervenuti su Giacomelli che, peraltro, era in assoluto controllo dell’azione che si stava svolgendo proprio davanti a lui.

Mertens, nell’occasione, chiede anche a gesti l’utilizzo della VAR. Ammonizione automatica, come da direttive dei designatori della CAN A. Il problema è che questa ammonizioni non viene comminata: purtroppo sono questi comportamenti che poi autorizzano tutti i calciatori ad agire al di fuori delle regole. Mertens andava ammonito. Tanto per essere chiari: nella opaca serata di Giacomelli, l’ammonizione mancante su Mertens lo reputo l’errore di gran lunga più grave perché facile, immediata, incontestabile.

Inter – Spal 2 – 0

L’episodio centrale è certamente il rigore assegnato all’Inter.
Episodio centrale per due motivi: in primo luogo perché sblocca il risultato, in secondo luogo perché è durato talmente a lungo da occupare una buona fase dell’intero primo tempo.

Rigore Inter Spal no dogso inter spal

Ci sono parecchi punti da affrontare per un episodio che sembra facilissimo ma che è stato reso complicato.
Con ordine:
– Gavillucci fischia calcio di punizione dal limite per il contatto tra Vicari e Joao Mario, sanzionando il difendente con il cartellino giallo (perciò qualificando l’azione come NON Dogso);
– la posizione appare subito di difficile individuazione live, meno rivista al monitor;
– Gavillucci viene richiamato dai VAR per valutare l’esatto punto in cui il contatto sia avvenuto;
– Gavillucci si reca presso il monitor a bordo campo per rivedere l’azione, decidendo per l’assegnazione del calcio di rigore e per l’ammonizione di Vicari (infatti non ha comunicato al capitano della Spal l’annullamento della sanzione disciplinare).

Sono stati commessi parecchi errori. Il meno grave è il tempo impiegato per prendere una decisione: quattro minuti e dodici secondi per assegnare un rigore che, con l’ausilio delle immagini, è abbastanza evidente sono decisamente troppi.
Ma non è l’unico errore:
– Gavillucci non avrebbe dovuto rivedere le immagini: non si tratta, infatti, di una valutazione ma di una semplice rilevazione. Le immagini, in questo caso, servono solo per comunicare all’arbitro il punto è stato commesso il fallo. I VAR avrebbero dovuto solo comunicare a Gavillucci di assegnare il calcio di rigore;
– Possiamo ipotizzare che Gavillucci sia stato richiamato davanti al monitor per valutare la sussistenza o meno di un Dogso, che avrebbe portato all’espulsione del difendente. Per arrivare ad una tale scelta, evidentemente Mazzoleni (VAR 1 ieri a Milano) avrebbe dovuto ritenere la scelta del cartellino da parte di Gavillucci come un chiaro errore. Chiaro errore che, in questo caso, avrebbe dovuto portare ad una sola decisione: cartellino rosso per Vicari. Ipotesi assurda dato che, in caso di rigore, il rosso è escluso, non trattandosi di azione nella quale il difendente trattenga un calciatore disinteressandosi del pallone. Non voglio credere che Mazzoleni possa aver richiamato il collega per valutare un’eventuale espulsione di Vicari, significherebbe non conoscere le basi del regolamento…
Nel caso specifico la decisione corretta avrebbe dovuto essere una conseguenza: calcio di rigore ed annullamento dell’ammonizione, dato che siamo in presenza di un normale fallo di gioco, depenalizzato a livello disciplinare dalla circolare numero 1. In questi casi le possibilità sono due: calcio di punizione ed ammonizione oppure calcio di rigore senza sanzione disciplinare. Insomma, da qualunque parte la si guardi è stato un pasticcio.

Mi soffermo, infine, sul contatto avvenuto poco dopo tra Dalbert e Schiattarella. Arbitri ed assistenti non hanno visto assolutamente nulla dell’episodio, al limite possono aver deciso ad intuito.

Episodio Dalbert Schiattarella

Nell’immagine sono individuati:
– contatto Dalbert/Schiattarella;
– visuale di Gavillucci
– visuale del secondo assistente.

Sul contatto torno dopo.
Sia Gavillucci che l’assistente non possono aver visto con chiarezza, per due motivi simili ma differenti: Gavillucci ha la visuale coperta (almeno parzialmente) da Borja Valero, l’assistente ha l’attaccante della Spal di fronte e non può mai vedere la spinta di Dalbert (e tantomeno giudicarne l’intensità).

La domanda conseguente è la seguente: perché la VAR non è intervenuta? Torniamo al concetto più volte esposto: perché non si tratta di un chiaro errore. Certo, c’è una leggera spinta ma, dall’altra parte, c’è una enorme accentuazione dell’attaccante. Un po’ come a Bologna: un leggero contatto c’è ma nulla che possa qualificarsi come “chiaro errore”. Il problema è sempre lo stesso: se fossi stato in campo, con ogni probabilità, avrei voluto rivedere l’episodio, soprattutto considerando la scarsa visuale in presa diretta. Purtroppo, ad oggi, il protocollo VAR è molto vincolante e non consente di visionare episodi dubbi ma solo ed unicamente episodi di “chiaro errore”. Non è certo un caso che, anche ieri, tutti i ricorsi al video hanno portato alla modifica delle decisioni assunte in campo.

Ribadisco la mia idea: il protocollo va bene così, con limiti ben precisi. Ma va data la possibilità agli arbitri di mantenere il potere decisionale senza, di fatto, delegare la decisione ai VAR, come accade adesso. Nel caso Dalbert/Schiattarella, infatti, un’eventuale intervento del VAR avrebbe significato questo: “Gavillucci, sono Mazzoleni, guarda l’episodio perché sono certo di un chiaro errore”. La conseguenza sarebbe stata la rivisitazione dell’episodio ed il calcio di rigore.
Oggettivamente questo è un episodio che lascia qualche dubbio ma certamente non si tratta di chiaro errore.
Urge modifica del protocollo, lo ripeterò fino allo sfinimento (vostro…). 

Ultima nota: per l’episodio del solo rigore il gioco è rimasto fermo esattamente 4 minuti e 12 secondi. Troppi. Grave che, a fine primo tempo, siano stati recuperati solo due minuti, di fatto penalizzando (e non poco) la Spal. Su questo aspetto c’è da porre massima attenzione, non è la prima volta che assistiamo a recupero decisamente sottodimensionati.

Udinese – Genoa 1 – 0

Esempio di perfetta applicazione del protocollo: episodio totalmente sfuggito all’arbitro (grave errore, peraltro), immagini riviste dai VAR, richiamo dell’attenzione di Maresca, monitor, espulsione e calcio di punizione diretto a favore dell’Udinese. Tutto perfetto tranne due particolari:
– passa decisamente troppo tempo tra il fallo e la decisione definitiva. Intanto l’azione era proseguita per parecchio ma andava interrotta molto prima;
– la VAR ha salvato Maresca da un errore grossolano ma non lo salva certo da una valutazione molto negativa in termini arbitrali: non vedere un fallo del genere non è giustificabile (al pari di Giacomelli).

Udinese Genoa frame corretto espulsione Maresca Udinese Genoa

L’immagine è talmente chiara da non meritare nemmeno un approfondimento: gamba alta e tesa, piede a martello, velocità elevata di impatto. Tradotto: un mezzo miracolo che Lasagna non si sia spaccato qualcosa. Rosso solare, violenza inaccettabile.

Il problema, in questo caso, è Maresca: posso comprendere che non abbia valutato bene l’entità del contatto (in presa diretta può capitare di non accorgersi della violenza di un impatto), non posso giustificare il fatto che non abbia nemmeno fischiato fallo.
Mi spiace perché Maresca è arbitro che mi piace. Ma sarei disonesto se giustificassi un errore del genere.

Lazio – Milan 4 – 1

La VAR non è stata mai utilizzata, al limite è intervenuta sotto forma di silent check, di fatto confermando ogni decisione di Rocchi.

Rocchi che ha chiuso una giornata surreale (tra pioggia battente e sole, rinvii e conferme della gara, attese più o meno infinite sulla decisione definitiva, spostamento della gara) facendo, semplicemente, quel che è capace di fare: arbitrare, con o senza VAR.
Una prestazione perfetta, l’ennesima da parecchio tempo a questa parte. Definirei la prestazione di Rocchi “mondiale”, come quello che lo attende a metà 2018 in Russia.
Una certezza.

9 commenti
  1. Giovanni
    Giovanni dice:

    Fa sempre piacere leggere al lunedì articoli sugli arbitraggi scritti con tanta imparzialità e competenza. Continua cosi’ Luca!!

    Un solo commento: secondo me e’ stato formalmente corretto confermare l’ammonizione di Vicari dopo la visione della Var. Mi spiego: nel momento in cui l’arbitro da’ la punizione e l’ammonizione sta giudicando l’azione come NON DOGSO, infatti in caso fosse stata DOGSO e con fallo fuori aerea il cartellino sarebbe stato necessariamente rosso. Su azioni NON DOGSO, che io sappia, si applicano le stesse misure disciplinari dentro e fuori area. E solo su azioni DOGSO che le misure disciplinari cambiano in base a dove e’ avvenuto il fallo.

  2. Riccardo
    Riccardo dice:

    Anche a me pare che Rocchi abbia a volte un atteggiamento che indispettisce, oltre al modo di muoversi in campo. Preferisco Orsato, anche se ha ciccato qualche colpo, soprattutto a livello internazionale. Spero che la “carota” del mondiale faccia sì che entrambi mantengano un’alto livello prestazionale per tutto il campionato. Oltre ad una bella sfida tra loro, ne risulterebbero avvantaggiati anche i tifosi delle squadre arbitrate.

    • LUCA MARELLI
      LUCA MARELLI dice:

      Questione di “gusti arbitrali”, ci sta.
      Per quanto concerne Rocchi spero che si mantenga a questi livelli, ormai una costante da tre anni. Intanto potremo rivederlo a Londra in Champions’, ulteriore dimostrazione che, anche a livello internazionale, gode di massima fiducia.

  3. Vincenzo
    Vincenzo dice:

    Il migliore blog italiano che parla di calcio qui vengono spiegati chiaramente gli episodi dalla altre parti dicono solo se la decisione data è giusta ma non spiegano nulla .Comunque Luca ho due dubbi io ho capito che quando ci sono rigori ed espulsioni l’arbitro deve sempre andare a vedere il monitor come mai stavolta è sbagliata la decisione? Mazzoleni ha fatto male a dire che era rigore visto che gavilucci aveva dato la punizione?

      • Vincenzo
        Vincenzo dice:

        Ti ringrazio ora mi è molto più chiaro ti rinnovo i complimenti per quello che fai sto vedendo una trasmissione su 7gold il processo di Biscardi dove fanno un casino pazzesco parlando della var per esempio parlando del episodio di ieri di Milano hanno detto che non è stato fischiato rigore perché la var era d’accordo con gavilucci come l’episodio di Roma hanno detto che Irrati non ci ha capito nulla perché ha detto ditemi cosa fare a parlare di complotti che l’arbitro può non importare quello che dicono i var mavmi chiedo Luca sei l’unico a parlare chiaramente la gente è normale che non capisce nulla la la figc dovrebbe fare un corso alle televisioni così confondono le idee ai tifosi

  4. Michele
    Michele dice:

    Complimenti per la chiarezza!
    Avevo una domanda: Rocchi è senza dubbio uno dei migliori arbitri italiani in circolazione, ma mi sembra che perda facilmente i nervi finendo per incattivire alcune partite.
    Sbaglio perché prevenuto o c’è qualcosa di vero?

    • LUCA MARELLI
      LUCA MARELLI dice:

      A mio personale parere Rocchi, al momento, è di gran lunga il miglior arbitro italiano. Sinceramente non ho mai notato quel che mi evidenzi, ci farò caso nelle prossime occasioni, magari partendo dall’impegno prossimo in Champions’ (è una previsione, solitamente non ci becco mai…)

I commenti sono chiusi.