VAR, quarta giornata: bene, benissimo. E sul gol di Kalinic…

Giornata abbastanza particolare per la VAR: su otto campi nessun intervento per modificare decisioni assunte sul campo, solo “silent check” di conferma.

Su altri due campi, al contrario, ben cinque interventi decisivi per annullare tre reti, revocare un calcio di rigore ed assegnarne uno.

In particolare l’episodio della rete di Kalinic ci permetterà di approfondire un concetto che è stato frainteso da tanti: “lasciar correre in caso di dubbio sulla posizione di fuorigioco“.

Chievo – Atalanta 1 – 1

Tre episodi, tutti decisivi e tutti giudicati perfettamente con l’ausilio della VAR.

Il primo episodio avviene al quinto minuto del primo tempo: in area Ilicic viene fermato con un evidente fallo che porta Mariani a fischiare il calcio di rigore a favore dell’Atalanta.
L’arbitro viene richiamato dai VAR che gli comunicano che stanno visionando le immagini per rilevare se il pallone rimesso al centro da Petagna fosse uscito o meno dal terreno di gioco.

Rigore Atalanta annullato

Il pallone era effettivamente uscito.
Mariani, dopo la comunicazione dei colleghi VAR, semplicemente rettifica la concessione del calcio di rigore ed assegna una rimessa dal fondo al Chievo.
Perché Mariani non si è portato a bordo campo per rivedere le immagini?
Il motivo è semplice ma è corretto ribadirlo, soprattutto in questa prima fase del campionato: non si tratta di episodio che necessiti di una valutazione dell’arbitro ma di una semplice rilevazione. Il pallone, nell’occasione, era uscito dal campo e, in quell’esatto istante, il gioco doveva essere considerato fermo. Tutto ciò che è accaduto dopo la giocata di Petagna viene posto nel nulla, come se non fosse mai accaduto.

Il secondo episodio avviene al minuto 29: su tiro di De Roon il pallone viene respinto dal portiere Sorrentino e, subito dopo, calciato in porta da Ilicic.

Atalanta rete annullata Ilicic

Anche in questo caso Mariani non visiona le immagini trattandosi non di una valutazione ma di rilevazione di una posizione di fuorigioco: nel momento in cui Ilicic calcia il pallone, il gioco viene interrotto per posizione irregolare. L’arbitro, in circostanze del genere, non deve valutare alcunché ma solo accogliere la rilevazione dei VAR.

Terzo episodio al minuto 84: in area di rigore si verifica un contatto che vede coinvolto l’attaccante dell’Atalanta Orsolini. Mariani lascia correre ma viene richiamato dai VAR, interrompendo il gioco non appena il pallone esce dal terreno di gioco.

Rigore Atalanta VAR

In questo caso, al contrario di quanto accaduto in precedenza, Mariani si reca a bordo campo per visionare le immagini. Perché?
Perché non si tratta di una rilevazione ma di un contatto tra due calciatori che, come tale, deve essere valutato dall’arbitro. Sicuramente, avendo i VAR richiamato l’attenzione del direttore di gara, erano convinti del fatto che si trattasse di calcio di rigore (e, pertanto, di un chiaro errore di Mariani) ma la decisione finale non può che essere delegata all’arbitro centrale.
Nulla da eccepire sulla decisione finale: il calcio di rigore è evidente, bravi i VAR a non farsi sfuggire nemmeno un episodio in una gara oggettivamente complessa.

Si pensi a che partita si sarebbe vista nel caso in cui non ci fosse stata la VAR: un rigore assegnato dopo che il pallone era uscito dal terreno di gioco, un gol segnato in fuorigioco, un rigore negato…

Milan – Udinese 2 – 1

Due episodi in questa gara, in entrambe le occasioni due reti annullate per posizione di fuorigioco.

L’Udinese, dopo 10 minuti, si vede annullare una rete realizzata da Lasagna:

fuorigioco Lasagna

Anche in questa frangente l’arbitro Guida non si porta nei pressi del quarto ufficiale per visionare le immagini ma annulla la rete per la posizione di fuorigioco rilevata dai VAR. Nulla da eccepire nemmeno in questo caso: rilevazione difficile in campo, meno con l’ausilio della tecnologia, gioco ripreso in poche decine di secondi, procedura snella e veloce.

Tra un gol annullato e l’altro, l’Udinese evita la segnatura di una rete respingendo il pallone sulla linea di porta. Dentro? Fuori?

Salvataggio linea

Il pallone non è mai entrato completamente.
Perché ho inserito questo episodio? Per chiarire un punto che, nella giornata di ieri, è stata oggetto di confusione: questo NON è un episodio da VAR (perlomeno in Italia) perché il campionato di Serie A è già dotato della Goal Line Technology, un sistema di telecamere collegate all’arbitro mediante un particolare orologio che segnala se il pallone abbia oltrepassato o meno la linea di porta.

Ultimo episodio al minuto 82: Kalinic scatta sul filo del fuorigioco e batte Scuffet, realizzando la terza rete del Milan e la tripletta personale.
Oggettivamente, in presa diretta, non ho avuto dubbi: rete regolare.
Sono proprio queste sensazioni personali che dovrebbero convincere della bontà dello strumento: la percezione in tempo reale è stata smentita dalla visione dei vari replay che ha evidenziato la posizione irregolare di Kalinic.
Si tratta di pochissimi centimetri (la punta dello scarpino, per la precisione) ma certamente una posizione che il regolamento definisce irregolare:

VAR fuorigioco Kalinic

Su questo episodio si sono aperti dibattiti che, a mio modesto parere, sono surreali.

Due i principali:
– inutilità degli assistenti
– violazione del regolamento in vigore.

Nessuna delle due è fondata.

Inutilità degli assistenti

Su questo punto è facile riflettere sulle segnalazioni e sulle valutazioni operate dagli assistenti nel corso delle gare: fuorigioco, rimesse laterali, rimesse dal fondo, calci d’angolo. Decine di segnalazioni e di valutazioni in ogni singola gara. Pensiamo a quante volte, per decidere (ad esempio) la direzione di una rimessa laterale verrebbe interrotto il gioco: decine. Ciò porterebbe ad utilizzare la VAR in infinite occasioni, portando la durata delle partite da 90 minuti più recupero a qualche ora. Assolutamente impossibile ipotizzare un calcio senza assistenti.

Violazione del regolamento in vigore

Su questo punto si sta sollevando un caos dovuto alla confusione tra regolamento e direttive.
Il regolamento del gioco del calcio, in merito al fuorigioco, è invariato da anni.
Le direttive, al contrario, sono indicazioni fornite ad arbitri ed assistenti dagli organi tecnici di riferimento, modalità di intervento ipotizzate in circostanze specifiche
.

Nel caso del fuorigioco è in vigore da anni la direttiva che, in caso di dubbia posizione, gli assistenti non debbano alzare la bandierina e lasciar correre.
Ciò NON significa che gli assistenti debbano lasciar correre posizioni di fuorigioco di pochi centimetri ma, al contrario, che non debbano segnalare posizioni ritenute “al limite”.
La ratio di questa impostazione è dovuta alla difficoltà, per l’occhio umano, di individuare e valutare correttamente posizioni regolari od irregolari di pochi centimetri.
Con l’avvento della VAR questa direttiva non è stata abolita ma, al contrario, esasperata: oggi, in presenza di posizioni di dubbia regolarità, gli assistenti non alzeranno la bandierina consentendo all’azione di concludersi e, se del caso, essere corretti con l’ausilio delle immagini televisive.

Una volta, però, che la rete venga realizzata, sarà la tecnologia ad individuare la sussistenza o meno della posizione di fuorigioco. Davanti alle immagini televisive la direttiva non decade ma cede il passo al regolamento che, in estrema sintesi, punisce con un calcio di punizione indiretto il calciatore che ha giocato il pallone in fuorigioco.

Per chiarire ulteriormente, la direttiva che sollecita gli assistenti a lasciar correre durante il gioco è stata implementata ma non ha più alcuna valenza a gioco fermo.

Ieri, in occasione della rete poi annullata di Kalinic, l’assistente ha correttamente evitato di alzare la bandierina (così come nel caso precedente, rete di Lasagna per l’Udinese) trattandosi di episodi che avrebbero potuto portare ad erronee interpretazioni. Una volta realizzate le reti è intervenuta la VAR a certificare la posizione irregolare, annullando le marcature. Il motivo è facilmente spiegabile poiché cambia il numero di centimetri (15 circa nel caso di Lasagna, 3/4 nel caso di Kalinic) ma non la sostanza: entrambe le reti erano state convalidate nonostante una posizione di fuorigioco. Fuorigioco che sussiste sia che si tratti di due metri sia che si tratti di un singolo, minuscolo, infinitesimale centimetro.

L’episodio di Kalinic, al limite, può essere preso ad esempio per ribadire un concetto fondamentale: la VAR si sta mostrando di enorme utilità (a Milano, per esempio, il Milan ha realizzato la prima rete portandosi in vantaggio e non pareggiando la gara per il gol irregolare di Lasagna) ma ci sono circostanze in cui la certezza non sarà mai accertata.

Un aspetto è certo: le gare viste finora vivono alcuni momenti di interruzione a cui non siamo abituati (ma ci abitueremo, come si sono abituati i tifosi della NFL, della NBA e anche del campionato italiano di basket) ma sono quasi sparite le proteste “a capannello”, insopportabili per i cultori della correttezza. E’ un enorme passo avanti.

Ultima nota su un episodio avvenuto Bundesliga. Sul risultato di 1-0 tra Borussia Dortmund e Colonia, l’arbitro annulla la seconda rete dei padroni di casa per una carica sul portiere.
Fallo inesistente.
I VAR intervengono per segnalare all’arbitro la non sussistenza del fallo sul portiere (che si è scontrato con un compagno di squadra) e, pertanto, la rete viene assegnata. La gara si è conclusa per 5-0.

Due i problemi, enormi:
– l’episodio non doveva essere valutato con la VAR (si tratta di una valutazione erronea dell’arbitro e tale doveva rimanere)
– l’arbitro ha fischiato PRIMA che il pallone oltrepassasse la linea di porta.

Il Colonia ha preannunciato reclamo e richiesta di ripetizione della gara per errore tecnico.
Il reclamo è fondato: l’arbitro ha concesso una rete a gioco fermo.
La gara andrebbe ripetuta ma temo che ciò non accadrà. Felice di essere smentito…

Un’ultima nota che, per ora, è una curiosità ma che potrebbe divenire una scelta.
In occasione delle gare Bologna – Inter (in programma domani sera) e Verona – Sampdoria (mercoledì) sono stati designati come AVAR due assistenti (rispettivamente Vuoto e Valeriani). Probabilmente si tratta di una scelta dettata dalla contemporaneità dei turni infrasettimanali di serie A e serie B ma sarà un buon test per arrivare a quel che auspico da sempre: davanti ai monitor un arbitro ed un assistente.

9 commenti
  1. Giovanni
    Giovanni dice:

    Ciao Luca, rinnovo i miei complimenti per il blog. Una domanda in merito alla tua analisi sul gol del Borussia annullato per carica a portiere secondo la quale l’episodio non era rivedibile al VAR in quanto errore di valutazione dell’arbitro. Non ho capito che differenza c’e’ fra quell’errore di valutazione (che tu giudichi non “VAR-abile”) e ad esempio l’errore di valutazione di un arbitro che giudica un intervento di un difensore non falloso per poi correggersi con l’ausilio del VAR. Si pensi ad esempio ai due rigori assegnati contro la Juventus nelle prime due giornate.

    Chiudo rilevando che i nostri amici tedeschi mi sembra stiano dei gran pastrocchi con la VAR….

    Ciao
    Giovanni

    • LUCA MARELLI
      LUCA MARELLI dice:

      Non era valutabile con VAR perché l’arbitro aveva fischiato prima che il pallone oltrepassasse la linea di porta.
      Una volta che l’arbitro ha valutato (senza dubbio erroneamente) l’azione, interrompendo il gioco, cosa poteva decidere la VAR? Nulla, perché una rete non poteva essere realizzata (dato che il gioco è stato interrotto) e non si trattava di episodio da rigore.
      Una volta accertato che il fischio è arrivato prima della rete, i VAR non avrebbero dovuto intervenire perché non potevano decidere nulla.

  2. Alessandro
    Alessandro dice:

    Il presidente dell’AIA Nicchi qualche mese fa ha rilasciato le seguenti dichiarazioni:

    “La tecnologia, quando ci sarà, interverrà come da regola solo nei casi certi e non dove ci sono dubbi. Caso certo significa che la palla è certamente dentro, che c’è uno sgambetto plateale non visto o un gol in fuorigioco. Ci sono poi i casi non certi in cui la tecnologia non verrà applicata perché il protocollo che stanno approfondendo non lo contempla e quando c’è dubbio interpretativo, la tecnologia rimane fuori. La tecnologia interverrà quando è certo che il gol è in fuorigioco e nel caso contrario non si controllerà se il fuorigioco è di un naso o di un ginocchio perché quello ritorna ad essere un caso non certo. La macchina non sarà totalmente infallibile e diciamo che è difficile che sbagli, ma può capitare.”

    Come mai quindi si è presa una decisione su un fuorigioco di 3-4 centimetri? Come si può essere certi di un fuorigioco di 3-4 centimetri da uno strumento “non infallibile” e dalle immagini di una telecamera non perfettamente allineata con i difensori?

    • LUCA MARELLI
      LUCA MARELLI dice:

      Nicchi è presidente degli arbitri ma dovrebbe occuparsi di amministrazione dell’associazione. La parte tecnica è delegata agli organi tecnici. Purtroppo l’invasione di campo da parte del presidente non è una novità, come non è una novità che si lasci andare a dichiarazioni imprecise, non conferenti con le indicazioni tecniche e con la ratio della sperimentazione.
      In questo caso, ad aprile, ha rilasciato dichiarazioni su uno strumento che, evidentemente, non conosceva minimamente.
      Per quanto mi riguarda mi baso sulle mie informazioni dirette, sulle indicazioni degli organi tecnici e sul protocollo. Di quel che dice Nicchi mi interessa poco o nulla.

  3. Vincenzo
    Vincenzo dice:

    È sempre un piacere leggere il tuo blog il lunedì,mai come ieri si è visto che abbiamo bisogno della var per un campionato più sereno soprattutto sul fuorigioco Senza var oggi si sarebbe solo parlato del Milan che ruba,non riesco a capire come alcuni opinionisti e giornalisti sportivi sono ancora dell’idea che non serva è che sia dannosa.

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