Protocollo VAR da correggere: lo ripeto da sei mesi. Come migliorarlo? Le mie proposte.

Oggi, come d’incanto, si sono svegliati tutti: il protocollo del VAR deve essere modificato. In fondo mi fa piacere che se ne siano accorti ma permettetemi di evidenziare che questo problema lo sottolineo da mesi, ben prima che venissero alla luce tutte la falle di un testo scritto male.

La sperimentazione

Partiamo da un punto fondamentale: la stagione in corso è l’ultima prevista per la sperimentazione. Avrebbero dovuto essere due le stagioni di sperimentazione offline, cioè senza possibilità di cambiare le decisioni assunte in campo ma solo per testare l’eventuale beneficio di una tecnologia al servizio degli arbitri. Teniamo presente quest’ultima affermazione che pare banale ma non lo è per nulla.

Lo scorso anno, con personale soddisfazione, la Federazione Italiana ha scelto di chiedere all’IFAB la possibilità di passare dalla sperimentazione offline a quella online, cioè mettendo a disposizione degli arbitri la possibilità di rivedere episodi definiti come “chiaro errore” (nel protocollo: “clear error“).

Sono convinto, allora come oggi, che uno strumento del genere non possa essere valutato sulla base di un utilizzo virtuale dato che sarebbe risultato impossibile comprendere le dinamiche concrete dell’invasività dello stesso.

Trattandosi di una sperimentazione, è concettualmente una conseguenza che non possiamo avere a che fare con uno strumento perfetto. O, meglio: lo strumento è potenzialmente inattaccabile perché consente di rivedere l’episodio un numero infinito di volte ma rimane (e rimarrà) imperfetto perché utilizzato da esseri umani. In tutta franchezza ho incontrato tante persone di valore ma mai una persona perfetta. Chi pensa di non commettere mai un errore ha semplicemente tutta la mia compassione umana.

Il testo del protocollo

Tutto il protocollo si basa su una frase contenuta a pagina 4:

pagina 4 protocollo

Ci si aspetta, dunque, che il protocollo spieghi il significato del chiaro errore. Il problema nasce fondamentalmente dall’irrazionale struttura del testo che non approfondisce MAI quali possano e debbano essere i principi reali di un chiaro errore.

A pagina 5 gli autori del protocollo ci riprovano:

Protocollo chiaro errore

In estrema sintesi il protocollo continua a non fornire una definizione univoca, limitandosi ad indicare quali possano essere le fattispecie sulle quali sarà possibile intervenire e che ormai conosciamo tutti: reti realizzate, calci di rigore, scambio di persona, espulsioni.

Solo a partire da pagina 34, nel capitolo intitolato “Protocol clarifications“, viene fornita una serie limitata di casistiche (peraltro integrate più volte, l’ultima volta ad aprile 2017) senza mai approfondire il tema del “chiaro errore” che, di fatto, rimane un concetto interpretabile dagli utilizzatori dello strumento.

In questi mesi sia il designatore della CAN A Rizzoli che il responsabile del progetto VAR Rosetti hanno spiegato, nel corso di appuntamenti tematici, il concetto di chiaro errore sulla base del quale utilizzare la review. Hanno svolto un lavoro eccellente di divulgazione ma rimane un problema anche per loro insormontabile: qual è la differenza tra un chiaro errore ed un errore comune?

Ecco, dunque, la mia proposta (che, peraltro, ho ripetuto già decine di volte, fin dalla scorsa estate):

MODIFICARE la dizione di “chiaro errore”, sostituendo l’aggettivo.
No, indicare semplicemente un errore renderebbe il concetto ancor più generico, aprendo la strada a review su qualunque episodio catalogabile tra le fattispecie generiche indicate dal protocollo (che sono sufficienti, per quanto mi concerne). Se si dovesse optare per la dizione di “errore” ci troveremmo nella medesima situazione attuale, con l’aggravante che qualsiasi azione in area (per esempio) necessiterebbe di “on field review“, snaturando del tutto il gioco.

Per quanto mi concerne ritengo che la miglior strada percorribile sia quella di cambiare l’aggettivo introducendo il concetto (leggermente più ampio) di “possibile errore”.
Perché “possibile errore” invece di “probabile errore” oppure “errore” semplicemente?
Perché le due dizioni alternative (e che boccio) hanno significati che si discostano pochissimo da “chiaro errore”.

Qual è il vero problema della dizione “chiaro errore”?
Il vero problema è che, concettualmente, il chiaro errore presuppone un giudizio di merito da parte dei VAR che, in tal modo, assumono la responsabilità della decisione finale.
Riflettiamo su questo concetto con degli esempi:
– il VAR chiama alla review l’arbitro centrale reputando l’episodio come rientrante nella fattispecie di “chiaro errore”. Non è certo un caso che, nella stragrande maggioranza dei casi, una volta chiamati alla review gli arbitri abbiano cambiato decisione, sostanzialmente ribaltando quanto deciso in campo. In questo caso, nessun problema;
– il VAR chiama alla review l’arbitro centrale che rivede le immagini e decide di confermare la propria scelta. Conseguenza immediata: uno, tra arbitro e VAR, ha sbagliato. Non è una mia considerazione, è la logica: se la review può essere chiamata per un chiaro errore, come può l’arbitro non modificare la propria scelta? O sbaglia lui nel valutare nuovamente l’azione, non modificando una scelta chiaramente errata, oppure ha sbagliato il VAR a chiamarlo al monitor, avendo interpretato come chiaro errore una scelta corretta dell’arbitro;
– c’è una terza ipotesi: il VAR non giudica come chiaro errore un episodio, lo visiona ma non lo riversa in campo per consentire all’arbitro di rivederlo. Dopo la gara ci si accorge che l’episodio è una svista (che, in campo, può capitare), l’arbitro si rende conto di aver perso qualcosa ma di non averlo potuto rivedere per una scelta del VAR. E’ il caso tipico sul quale si aprono polemiche infinite: perché non ha voluto rivederlo?

Inserire nel protocollo una dizione quale “possibile errore” lascia molto più margine di operatività sia ai VAR che all’arbitro: un possibile errore lascia all’arbitro l’opzione di rivedere l’azione senza la quasi scontata certezza di dover cambiare la decisione finale ed i VAR avranno più margine per consentire al collega di rivedere un episodio cosiddetto “grigio”, cioè da valutare secondo la sensibilità personale ma non vincolato alla classificazione di chiaro errore già operata dal VAR.

Da parte mia ritengo che questa modifica da sola potrebbe eliminare del tutto alcuni problemi legati alla (comprensibile) allergia degli arbitri di poter passare come “censori” dei colleghi, ciò che ha portato alcuni di loro a non intervenire mai o ad essere condizionati dalla scarsa propensione di alcuni ad essere corretti.

Sia chiaro, è prima di tutto un problema di forma mentis per taluni arbitri: cambiare una propria decisione non è un dramma, non intacca minimamente la credibilità o l’autorevolezza personale. Al contrario (e questo è un concetto che bisogna assimilare quanto prima) chiunque può cadere in errore e farsi correggere non un’umiliazione bensì la dimostrazione di umiltà, comprensione dei limiti umani e, soprattutto, amore profondo per la giustizia. Si può essere contenti di una gara magari diretta in maniera perfetta ma conclusa con un risultato su cui ha influito un errore?

Chi pensa che sia meglio un errore decisivo piuttosto che la correzione di una valutazione, lasci la divisa, subito, perché non ha capito un accidente del ruolo.

Altre proposte?
In realtà no, ritengo che già ora lo strumento offra garanzie. Ovviamente dobbiamo riuscire a razionalizzare un concetto: ci saranno sempre voci contrarie, ci saranno sempre opinioni fantasiose: pensate solamente a chi sostenga la non punibilità dei falli commessi da Mertens a Crotone o da Bernardeschi a Cagliari. Per quanto mi riguarda non cercherò nemmeno di convincerli, è tempo perso. La faziosità non si cura, si ignora.

Mi dilungo, invece, su alcune proposte avanzate negli ultimi giorni ma che, a mio parere, non sono assolutamente percorribili.

Tempo effettivo

La questione del tempo effettivo è dibattuta da decenni, così come la questione della moviola in campo. Ebbene, ritengo che sia entrambe siano strade non percorribili.
Sorpresi?
Non dovreste, dopo sei mesi dovrebbe essere chiaro che il VAR non è la moviola in campo, ve lo ripeto fin dalla primavera 2017 (articolo del 21 marzo) e spero che non passi mai per la mente di qualcuno di trasformare la tecnologia in una vera e propria moviola.
Allo stesso modo il tempo effettivo rischierebbe di trasformarsi in un boomerang.
Pensate solo a questa evenienza: una squadra segna una rete al minuto 59 e 58 (ipotizzando un tempo effettivo di 30 minuti per tempo). Già mi immagino la corsa alla rivisitazione dell’intera partita per trovare un paio di episodi per i quali il tempo è stato fatto ripartire un secondo dopo.
Può capitare? Facilissimo!
Il calcio, oltre ad essere uno sport di contatto, è anche uno sport in cui il gioco viene fermato di continuo: falli laterali, calci di rinvio, punizioni, calci di rigore, calci d’angolo, interruzioni dell’arbitro per incidenti tra calciatori (testa contro testa, infortuni) o per altri motivi (due palloni in campo, incidenti sulle tribune). Non ho idea di quante volte dovrebbe essere interrotto il cronometro ma sarebbe fisiologico perdere per strada qualche secondo dato che lo strumento per il tempo verrebbe utilizzato sempre e solo da un essere umano.
Il tempo effettivo avrebbe solo un risultato concreto: allungherebbe la durata della gara che, oggi (perlomeno in Italia ed in questa stagione) è fissato ad una media di circa 51 minuti. Altri benefici non ne vedo.
Dite che non vedremmo più calciatori recitare simulando dolori lancinanti per carezze subite? Sicuri? Sicuri che alcuni calciatori non ne approfitteranno ugualmente per recuperare energie o per “rompere il ritmo” agli avversari?

Possibilità di chiamare il VAR da parte degli allenatori

Il protocollo, per quanto scritto male, contiene alcuni spunti interessanti dato che non è limitato solo a spiegazioni tecniche. In particolare viene reso noto che l’ipotesi di delegare agli allenatori la possibilità di chiedere la review è stata presa in considerazione ma bocciata dopo aver raccolto le opinioni in merito degli stessi addetti ai lavori.
La parte relativa la troviamo a pagina 10:

VAR coaches

La prima parte non mi trova per nulla d’accordo per due motivi:
– innanzitutto per logicità rispetto a quanto esposto precedentemente. E’ ovvio che un allenatore non potrebbe mai accorgersi di un errore a 40 metri di distanza, al limite protesterebbe sulla base di una sensazione (od anche di una certezza, perché no?) dei proprio calciatori;
– inoltre la richiesta degli allenatori non sarebbe basata su una certezza ma sulla supposizione che gli arbitri potrebbero cambiare idea. Legittimo, peraltro, a meno che non si voglia pensare che gli allenatori siano degli emeriti imbecilli oppure più precisi degli arbitri, individuando da 40 metri un errore chiaro.

La seconda parte, a mio parere, elimina qualsiasi dubbio in merito: sono stati gli stessi calciatori e gli stessi allenatori interpellati ad evidenziare che eventuali possibilità lasciate ai protagonisti verrebbero usati più per motivi tattici che per effettive esigenze di review. Si pensi, per esempio, a richieste sfruttate negli ultimi minuti di gioco per concedere ai propri calciatori di recuperare energie, per allentare la pressione avversaria, per riorganizzarsi in fase difensiva. Assisteremmo ad un canovaccio facilmente prevedibile: richieste a casaccio, perdite di tempo inutili, conferme di decisioni assunte, nervosismo creato ad arte.

Direi proprio che possiamo farne a meno, almeno per ora.

Qualcuno si chiederà: perché, nella NFL, ciò è possibile?
La risposta è semplicissima: è uno sport differente.
Al di là del fatto che nel football americano esiste il tempo effettivo, la grande differenza con il calcio risiede nella sanzione che viene imposta a chi chieda un “challenge” (il famoso lancio in campo del fazzoletto rosso) poi respinto: la perdita di un time out. Ed un time out, in passato, ha deciso dei SuperBowl, perché spesso usati per interrompere la corsa del cronometro in determinate circostanze.

Nel calcio sarebbe impossibile ipotizzare una sanzione simile per una richiesta temeraria: in che modo potremmo mai punire una richiesta effettuata per motivi chiaramente tattici? Perdendo una sostituzione? Punendo con un calcio di punizione? In quale punto del campo?

Falli di mano in area rivisti sempre

E’ l’ipotesi formulata dalla Gazzetta questa mattina.
Ipotesi che trovo perlomeno discutibile.
In sintesi sono due le strade percorribili:
– rivedere tutti i contatti tra pallone e braccia, il che significherebbe anche il controllo di episodi nei quali non è chiaro se il pallone tocchi o meno una mano, un avambraccio, un polso ecc. Ciò significherebbe review in continuazione. E perché, dunque, non rivedere sempre episodi dubbi suo calci di rigore, assegnati o meno? La conseguenze di un fallo di mano sarebbero le stesse di un contatto in area, o mi sbaglio?
– rivedere solo alcuni contatti di mano, escludendo quelli chiaramente involontari. Non capisco la distinzione: se i falli di mano sono chiaramente involontari, non si puniscono. Se volontari si puniscono: nel caso in cui vengano persi, si tratta di chiaro errore da correggere con il VAR. E che accadrebbe per falli di mano ritenuti da quasi tutti non punibili ma da taluni meritevoli del calcio di rigore?

Come vedete, torniamo al punto iniziale: se invece di “chiaro errore” il protocollo indicasse un “possibile errore di valutazione”, i problemi sarebbero in gran parte risolti ripetendo un concetto: gli arbitri non si sentirebbero costretti a cambiare idea ed i VAR non avrebbero il timore di passare per incapaci nonostante l’aiuto del video.

Spiegazione delle decisioni

Totalmente inutile.
A che servirebbe una conferenza stampa di Rizzoli atta a spiegare le scelte assunte in campo?
Dai, su, alla fine lo sappiamo tutti che, al di là di alcune invenzioni (di cui ci si accorge con un minimo di sale in zucca), tutte le spiegazioni che arrivano sui quotidiani sportivi e non, hanno come fonte l’AIA stessa nascosta da “pare che”, “sembra che”, “da ambienti vicini a”.

Prendiamo esempio da realtà straniere, nel caso specifico dall’NBA.
I responsabili degli arbitri, non a scadenze preordinate ma in talune circostanze, diffondono dei report attestanti errori commessi dagli arbitri e che hanno influito concretamente sull’esito delle gare.

In questo caso sono totalmente d’accordo con quanto ha dichiarato Kevin Durant, non esattamente il meno influente dei giocatori dell’NBA, esprimendosi su un report pubblicato dopo Natale 2016  (nel quale si ufficializzava che lo stesso KD non aveva potuto tirare due tiri liberi a fine gara che avrebbero potuto consentire a Golden State di evitare la sconfitta a Cleveland):

KD

“E’ una stronzata”. Non si limita a ciò ma spiega che le partite si vincono e si perdono, gli errori degli arbitri ci sono e ci saranno sempre, che gli arbitri sono esseri umani (ecco il video completo dell’intervista).

A che servirebbe un report del genere?
Ad ufficializzare che un arbitro ha sbagliato? Che un assistente ha sbagliato? Che un VAR ha sbagliato? Che Rizzoli ha sbagliato?

E poi che accadrebbe? Si riempirebbe qualche pagina di giornale con dietrologie, complotti, statistiche sul più scemo degli arbitri che sbaglia di più? Insomma, avremmo come risultato solo polemiche ulteriori, con delle belle classifiche sugli arbitri che favoriscono di più quella squadra e penalizzano di più quell’altra.

Pensiamo a modificare il protocollo. Un passo per volta.
Eventuali altre innovazioni arriveranno, col tempo.
Il VAR non è perfetto oggi e non lo diventerà domani. Ma dobbiamo cominciare a ragionare su elementi concreti, non su ipotesi più o meno campate per aria.

19 commenti
  1. Giovanni
    Giovanni dice:

    Luca,

    Potresti per cortesia chiarirmi la tua posizione sul chiaro errore. Il testo a pagina 4 da te riportato dice “The referee’s decision can ONLY BE CHANGED if the video review shows a CLEAR ERROR. i.e. ‘was the decision clearly wrong’?

    E’ qui che suggerisci di abbandonare il concetto di chiaro errore e passare al “possibile errore”?

    Grazie Giovanni

      • Giovanni
        Giovanni dice:

        Io la vedo un po’ diversamente. Traducendo dall’inglese secondo me la frase “La decisione dell’arbitro puo’ essere cambiata solo se e’ un CHIARO ERRORE” va bene cosi’. Il VAR dovrebbe occuparsi solo degli strafalcioni, degli errori evidenti, non dei io la vedo cosi’ tu la vedi coli’ forse e’ un errore forse no, altrimenti diventa la moviola in campo. Inoltre la dicitura “La decisione dell’arbitro puo’ essere cambiata solo se e’ un possibile errore” credo non abbia molto senso se riletta con attenzione e credo aggiunga confusione.

        Piuttosto quello che secondo me andrebbe approfondito (pero’ confesso non sono un esperto del protocollo su questo punto) sono le circostanze in cui una review puo’ essere iniziata. In quei casi sono in parte d’accordo con te. Se il protocollo al momento dice che solo i CHIARI ERRORI possono essere soggetti a review allora non ha senso, e’ come stabilire una condanna prima del processo. A mio modo di vedere il protocollo dovrebbe dire che tutti i **POSSIBILI** CHIARI ERRORI devono essere soggetti a review. Quindi al VAR non verrebbe chiesto di decidere se un episodio e’ un CHIARO ERRORE o meno ma solo se e’ un POSSIBILE CHIARO ERRORE. Sta poi all’arbitro, unico giudice in campo, una volta effettuata la review decidere se quel possibile chiaro errore e’ in effetti un chiaro errore o meno.

        Spero di essere stato chiaro e mi scuso in anticipo se avevo mal interpretato il tuo pensiero.

        Ciao,
        Giovanni

        • Giovanni
          Giovanni dice:

          Scusa. Nella fretta ho scritto “Il VAR dovrebbe occuparsi solo degli strafalcioni etc..”. Piu’ correttamente intendevo “La VAR dovrebbe essere utilizzata solo per strafalcioni etc…”.

  2. Raffaele Squizzato
    Raffaele Squizzato dice:

    Credo che le proposte fatte da chi è stato ‘in trincea’ per diverso tempo (arbitri, assistenti e, volendo, anche calciatori e allenatori) siano le più idonee per migliorare l’ utilizzo del VAR; personalmente, però, sono dell’ opinione che le modifiche non vadano apportate adesso, ma in avvio di stagione… Adesso ci si può e si deve assolutamente pensare, visto che la fine del campionato arriverà… Ovviamente, tutto questo mio ragionamento vale se il VAR verrà confermato definitivamente…

    • LUCA MARELLI
      LUCA MARELLI dice:

      Attenzione: le proposte avanzate non valgono per questa stagione, ci mancherebbe!
      Peraltro non sono nemmeno proposte che potrebbero portare avanti i dirigenti arbitrali dato che il protocollo possono interpretarlo (nei limiti del possibile) ma la stesura delle regole è e rimane compito dell’IFAB. Il protocollo è un documento (semi)vincolante scritto dall’IFAB, non dall’AIA o dalla FIGC.

      • Raffaele Squizzato
        Raffaele Squizzato dice:

        Beh, sarebbe cosa buona e giusta che l’ IFAB si facesse ‘aiutare’ da chi il VAR a livello sperimentale lo ha vissuto sulla propria pelle, proprio perché ha probabilmente potuto rendersi conto delle cose che vanno bene e di quelle che vanno meno bene…

  3. Daniele
    Daniele dice:

    Da non arbitro ma appassionato del mondo arbitrale mi è sempre piaciuto molto ascoltare il dialogo tra arbitri che qualche volta hanno fatto sentire,in un futuro sarà possibile secondo te ascoltare gli arbitri come già succede nel rugby? secondo te sarebbe una cosa che potrebbe eliminare le critiche?

  4. Simone
    Simone dice:

    Ciao Luca, sono totalmente d’accordo sul “possibile errore”, toglierebbe molte ansie sia ai var che all’arbitro nell’uso della tecnologia. Su 2 aspetti non mi trovo invece d’accordo:
    1. Il tempo effettivo: mi piace, i minuti di recupero non recuperano neanche minimamente tutto il tempo perso e penso che la tesi del “poi tutti si attaccherebbero a quel secondo in più o in meno” sia uguale a quella pre-var “non si giocherà più a calcio”. In nba si giocano finali con il tempo effettivo e se c’è un errore sul tempo si valuta allo stesso modo di un errore di gioco.
    2. Dichiarazioni degli arbitri a fine partita: secondo me sarebbe un passo molto importante per avvicinare la figura arbitrale alle altre figure. Si è vero, siamo persone terze in confronto alle altre squadre, ma anche noi facciamo una prestazione come loro. Penso che parlare di eventiuali errori o anche di decisioni giuste aiuti quel processo di “normalizzazione” che tanto manca in una partita di calcio

  5. Renzo
    Renzo dice:

    Credo che la modifica del concetto di chiaro errore sia ormai palese che è necessaria. C’è troppa difformità tra le rispettive valutazioni.

    Quello che però ho notato, come da te indicato nell’articolo, è che a creare le vere polemiche non sono tanto le decisioni non modificate (faziosità a parte) o quelle modificate dopo review, ma quelle che “inspiegabilmente” non vengono riviste e sono errori che spesso derivano da abbagli del direttore di gara in campo che è convintissimo di aver visto una cosa diversa da quella che mostra la telecamera a tutto il resto del mondo.

    Una cosa però me la sono sempre chiesta. Se anzichè fare una media di 3 review a giornata e di 50 silent check, ci fossero 3 review a partita ma alla fine tutte le persone di buon senso fossero serene che tutto è regolare, cosa cambierebbe in questa famosa “spettacolarizzazione”? tra fare 3, 5 o 7 minuti di recupero, cosa cambia?

    Parlando invece di tempo effettivo, quella sarebbe effettivamente una rivoluzione al gioco. Ma che col VAR ha poco o nulla a vedere. E che andrebbe analizzata separatamente. Il dire “no” per il rischio di perdersi 2 secondi, mi sembra un po’ esagerato, perchè è come andare a vedere se la rimessa laterale di 5 azioni prima era stata per errore invertita. Di sicuro modificherebbe l’approccio alla gara della squadra in vantaggio. Oggi perde molto tempo a gioco fermo, probabilmente con il tempo effettivo farebbe una specie di torello. Concordo che non eviterebbe le sceneggiate per rifiatare, ma penso anche che quello non sarebbe l’obiettivo. Nel calcio a 5 esiste da anni con ottimi risultati. Andrebbe sperimentato seriamente in campionati tipo la serie B / legapro e andrebbe rivalutato dopo avene visto i risultati, ma ripeto, col VAR ha ben poco a cui spartire.

    Il challenge NFL invece risolverebbe in parte il problema del “se lo avesse rivisto…”. E’ vero che potrebbe essere usato tatticamente (come avviene spudoratamente nella pallavolo), ma è anche vero che nell’NFL è limitato ai 28 minuti “normali” di ogni tempo. Dopo il 2 minutes warning non può più essere chiamato, per contro, qualsiasi cosa entri nel protocollo challenge in tale periodo “critico” è automaticamente sotto review anche se non ci sono dubbi in merito. Se proprio non vorranno modificare il concetto di chiaro errore, credo che questa sia l’unica strada percorribile. E non sarebbe l’allenatore a 40 metri che è “occhio di falco”, semplicemente lo chiamerebbe su richiesta dei suoi giocatori che invece tale azione l’hanno vista e vissuta ben più vicini dell’arbitro stesso. Comunque la modifica del protocollo e qualche review extra la preferirei come soluzione.

    Saluti e complimenti per avere un blog serio e onesto sul mondo arbitrale in generale ma che da un giusto risalto al VAR.

    • LUCA MARELLI
      LUCA MARELLI dice:

      Credo che non sia necessario aggiungere nulla: su alcuni punti siamo d’accordo, su altri non voglio convincerti e, soprattutto, non è escluso che possa passare dalla tua parte.
      Un unico appunto: i quarti della NFL durano 15 minuti, non 14 😀

      • Renzo
        Renzo dice:

        Certo, infatti una gara di NFL è divisa in 4 quarti da 15 minuti e in due tempi da 2 quarti ciascuno. Alla fine di ogni tempo, ma non di ogni quarto, viene dato il 2-minutes warning riportando il cronometro a 2 minuti alla fine dell’azione anche se questo era andato sotto tale valore. In quei 2 minuti non sono permessi challenge ma ogni azione viene automaticamente rivista. Questo avviene però solo nel 2° e nel 4° quarto di ogni gara, al termine dei quali (a differenza del 1° e del 3° dove al termine del quarto si riprende da dove si era interrotto) si riprende con il kick-off della squadra che non ne ha usufruito a inizio partita (o con il full-time). Per questo facevo riferimento ai 28 minuti “normali” di ogni tempo: 15 dei quarti “dispari” più 13 dei quarti “pari” in cui è possibile chiamare challenge.

    • fra
      fra dice:

      un unico commento, perché anche io sono d’accordo su quasi tutto. Perdere tempo facendo il torello è molto meglio di perdere tempo a gioco fermo: il torello presuppone abilità tecniche e di palleggio. Se una squadra è capace a farlo, farei fatica anche a definirlo una “perdita di tempo” sinceramente.
      Il perdere tempo a gioco fermo invece presuppone antisportività e laurea in arte drammatica.

      • Giemme
        Giemme dice:

        Buongiorno Luca, perdona ma non trovo convincente l’argomentazione per le quali sei contrario all’eliminazione di ogni aggettivo accanto al termine errore. La soggettività del Var nel giudicare errore o possibile errore rimane, è un essere umano che valuta visivamente una dinamica. Comporterebbero entrambe le diciture la medesima, a mio parere, discrezionalità e aumenterebbero di certo le chiamate alla review a vantaggio delle riduzione delle ingiustizie sportive non una più dell’altra. Di conseguenza perché ritieni dannoso (per chi o per che cosa) demandare al Var la decisione di modificare la decisione assunta dal centrale. Personalmente non ci trovo nulla di difficoltoso o anti sportivo o non funzionale, se non l’indigeribilità da parte dell’arbitro a una “diminutio” della sua autorità. Comprendo che psicologicamente possa infastidire (faccio un esempio a caso) che un top élite sia “sbugiardato” magari da un pivello ma, se essere arbitri è, per come mi pare concepiamo il ruolo, anteporre l’equità sportiva all’orgoglio, mi pare coerente che chi può meglio giudicare lo faccia a prescindere dal prestigio acquisito. A regime, poi è ovvio la rotazione nel ruolo finirebbe per normalizzare lo squilibrio iniziale fra corretti e correttori. Comprendo che l’impatto possa apparire come apertura al doppio arbitraggio ma è proprio il limite dei contesti di applicabilità che scongiura questo chiamiamolo pericolo.

        • LUCA MARELLI
          LUCA MARELLI dice:

          Perché la dizione “errore” potrebbe aprire l’interpretazione a mille aggettivi “sottintesi”. Gli aggettivi servono soprattutto a porre dei limiti. Errore semplice potrebbe portare ad un numero infinito di review, il “possibile errore” è già più stringente perché elimina del tutto ipotesi di aggettivi interpretati come “chiaro”, “evidente”, “palese” ecc., ciò che ci porterebbe al punto di partenza.

          • Giemme
            Giemme dice:

            Sinceramente per me è il contrario. Il termine “nudo”: errore senza aggiunta restringe le possibilità d’intervento. Il Var valuta se ci sono gli estremi per una correzione e interviene solo laddove c’è un’evidenza eliminando i casi dubbi, soggetti a interpretazioni. Che possibile errore sia una miglioria all’attuale formulazione va da sé, ma resto dell’idea. E’ il bello del confronto.

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