Pairetto, la dura legge del pesante cognome

Luca Pairetto, all’epoca dei ben noti fatti di Calciopoli, aveva appena compiuto 22 anni, arbitrava a livello regionale e, ogni tanto, seguiva il più noto papà Pierluigi ai raduni di Coverciano. Nel 2006, mentre sui quotidiani impazzavano le intercettazioni telefoniche (pubblicate come se fosse assoluta normalità per un paese civile), Pairetto junior iniziava la sua avventura nazionale con la promozione dalla regione alla CAN D.

Dieci anni dopo, e da qualche giorno, anche Luca Pairetto è diventato un arbitro di serie A a tutti gli effetti, dopo quattro ottime stagioni in serie B.

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In questi giorni, come era facile attendersi da una stampa mediocre e più attenta a titoli scandalistici capaci di attrarre masse urlanti di tifosi complottari, abbiamo letto articoli di una mediocrità più che imbarazzante, nei quali non si scorgeva nemmeno un accenno di approfondimento tecnico sulle qualità del ragazzo.

Nulla è per caso, come si usa dire.
E, perciò, se il papà è stato coinvolto in Calciopoli, come è possibile che il figlio sia onesto? Ovviamente è un raccomandato, un arbitro mandato per proseguire nell’opera di suo padre, per continuare a favorire la Juventus (è di Nichelino, sic… non può arbitrare le squadre di Torino…).

In sintesi: le solite scemenze buone per il tifoso diversamente intelligente, lo stesso che (magari) espone striscioni in onore dei destinatari di Daspo, che fischia l’avversario di colore, che lancia fumogeni in campo.

Luca Pairetto può piacere o meno. A me non piace particolarmente e non perchè sia scadente o perchè inseguito da voci di favori o favorini per arrivare a questo ambito traguardo.
No, Pairetto non mi piace perchè è lontanissimo dal mio modo di intendere l’attività arbitrale, troppe urla e poco dialogo, troppa severità ed eccessiva durezza (anche verbale) coi calciatori.

Ma il giudizio rispettosamente critico non deve essere confuso con i meriti acquisiti sul campo.
Per quanto sia un arbitro che non mi ha mai entusiasmato, questa è stata una stagione praticamente impeccabile per il ragazzo di Nichelino che, secondo il mio modesto parere, ha raggiunto picchi di straordinaria eccellenza tecnica e disciplinare nella gara di playoff tra Cesena e Spezia, oggettivamente un gioiellino nella stagione del piemontese.

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(I calciatori di Cesena e Spezia [sullo sfondo] alla fine del match di playoff)

Lo so, sicuramente qualcuno vorrà ricordare i playoff di lega Pro con l’episodio tanto discusso di Lanciano. Qualcun altro vorrà ricordare errori isolati nella tal partita giocata due anni orsono oppure la rimessa laterale invertita ai tempi dell’eccellenza.
Tanto per essere chiari: di queste stupidaggini non mi interessa nulla. Fui critico anche io per l’errore (clamoroso) in lega Pro a Lanciano ma sono passati più di quattro anni: gli errori si conservano e si mettono in tasca ma non devono essere una condanna vitalizia.

La verità, per quanto scomoda per giornalai che controllano ogni quattro minuti e mezzo gli accessi al proprio articolo, è che Pairetto ha dovuto passare mille ostacoli per arrivare all’agognata promozione in serie A. Pensate che sia stato facile incontrare migliaia di persone con quel cognome? Pensate che sia stato semplice non essere inseguiti dalle inchieste, dagli scandali e dai processi del padre?
Che Pairetto senior fosse colpevole o meno non mi interessa nulla, stiamo discutendo di suo figlio.

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Perchè forse è il caso di ricordare ai più distratti che anche coloro che oggi insultano Luca Pairetto per i fatti che hanno coinvolto il padre, sono gli stessi che domani alimenteranno ipotesi complottare al primo errore del figlio d’arte, che verrà (purtroppo) indicato come il figlio di Pairetto, dimenticando che, come tutti gli arbitri di tutte le categorie, ha dovuto sopportare i medesimi sacrifici, le medesime trasferte massacranti, i medesimi salti mortali per lavorare tra un impegno e l’altro.
D’altra parte non sono stupito: della promozione di Pairetto si sapeva, nell’ambiente, da mesi. Solo un cataclisma avrebbe potuto impedirne la (meritata) ascesa alla Serie A.
Allo stesso modo si sapeva che la sua promozione sarebbe stata accolta con i soliti commenti beceri, in ciò sostenuti dai titoli dei vari quotidiani che non esito a definire vergognosi, stupidi e, spesso, vigliacchi. Titoli pensati per aumentare gli accessi al sito, per attirare commenti demenziali, per appiccicare un’etichetta da semidelinquente ad un ragazzo che, silenziosamente, ha passato un esame dopo l’altro.

Titoli studiati per persone che non hanno interesse a pensare, ad essere un minimo istruiti per comprendere che le colpe del padre non possono riverberarsi sul figlio, per capire che le responsabilità penali non devono essere pagate (anche) dai figli.

Spesso queste sono le stesse persone che affermano (magari anche giustamente) che “i figli non devono pagare i debiti economici dei padri” (leggasi: debito pubblico e dintorni).

Vero, verissimo.
Però, poi, dimenticano gli slogan politici per tornare ad indossare gli abiti dell’ultras, a dismettere l’abito della coerenza involontaria per rientrare nel becerume qualunquista del “non può essere in buona fede uno con un cognome del genere”.

Può essere antipatico quanto volete, può anche essere mediocre quanto volete, questione di gusti.
Ma, per cortesia, lasciatelo essere Luca Pairetto, arbitro di serie A, e non “il figlio di Pierluigi”.
Perlomeno provate a mettere in contatto un paio di neuroni per evitare di commentare con frasi degne di cerebrolesi seriali.

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15 commenti
  1. Simone
    Simone dice:

    Bell’articolo,caro Luca.Pero’ vorrei che interpretassi uno strano gioco di statistica che avviene nel mondo arbitrale.Tantissimi figli di ex arbitri di serie A calcano la medesima categoria.A pochi (almeno in proporzione) figli di calciatori accade la stessa cosa.Perche’?Forse perche’ gli insegnamenti dei padri sono piu’ determinanti?Complimenti per l’articolo.ps.ho la stessa eta’ di Luca.Ricordo che lui inizio’ un anno dopo di me.Lo so perche’ sulla rivista l’ “Arbitro” venne pubblicata una fotografia del suo esordio in una partita di allievi.E mio Padre si lascio’ andare ad un “vedrai che questo andra’ in serie A”…

    • LUCA MARELLI
      LUCA MARELLI dice:

      Per andare sul concreto, me li ricordi?
      A me ne vengono in mente 3 arrivati fino alla serie A: Lo Bello, Pieri e Pairetto. Non proprio tantissimi in 100 anni di storia.
      Ne dimentico qualcuno?

      • Gionata
        Gionata dice:

        in Lombardia sicuramente Branzoni e più recentemente mi ricordo Borriello ma credo che il figlio sia arrivato in CAN PRO. cmq provo a rispondere a Simone: secondo me calciatore ci nasci (poi migliori con l’allenamento) mentre arbitro lo diventi anno dopo anno. e avere un padre che ha calcato certi palcoscenici non può che dare super insegnamenti al figlio

        • LUCA MARELLI
          LUCA MARELLI dice:

          Francesco Borriello è arrivato alla CAN B ove è rimasto solo due anni.
          E vivere una passione comune in famiglia è certamente un vantaggio non da poco. Come nell’arbitraggio ci sono migliaia di esempi, tra le nostre conoscenze, di figli che hanno seguito le orme dei padri.

      • Simone
        Simone dice:

        Non sono aggiornatissimo sui figli d’arte ma almeno di recente ricordo Paparesta,Gava. Ma ne ricordo qualcuno di piu se non si analizzasse solo la serie A.Tuttavia non volevo alimentare polemiche,ma volevo analizzare il fenomeno.Ovvero:avere un arbitro autorevole in famiglia aiuta per i rapporti che ha o per i consigli diretti che puo’ dispensare?Perche’ puo’ essere un fenomeno interessante da analizzare,anche quello di avere “personal trainer” nell’arbitraggio,cosa inesistente fino ad oggi…

  2. francesco
    francesco dice:

    chissà quanti ragazzi bravi se non più bravi di Pairetto non sono andati oltre l’eccellenza

    • LUCA MARELLI
      LUCA MARELLI dice:

      Caro Francesco,
      come vedi non “censuro” nulla, anche commenti come il tuo che esprimono un (legittimo) dissenso rispetto a quanto da me scritto.
      Potresti anche avere ragione, non lo so.
      Però, per poter sostenere una tesi del genere, forse sarebbe il caso di argomentare perchè, letta così, sembra solo un attacco gratuito ad una persona.
      Ed attaccare senza argomenti lo trovo abbastanza inutile.
      Ciao

      • francesco
        francesco dice:

        di certo non ho letto i rapporti degli osservatori. ma che nell’AIA essere “figlio di” aiuti lo hanno spiegato bene coloro che sono intervenuti dopo di me. può essere l’essere cresciuti in un ambiente familiare che profuma di “arbitraggio”, ma ancor più probabilmente potrebbe incidere la rete di relazioni esistenti. l’elenco dei figli d’arte comunque può andare avanti: Boggi, Saia, Ranghetti….l’elenco è sterminato. e ho visto genitori arbitri distrutti dal fatto di avere figli che, sebbene molto “seguiti”, avevano talmente poca voglia di dirigere in campo che combinavano disastri inenarrabili, così a vista d’occhio che nessun tutoraggio poteva intervenire….

        non so se adesso la mia tesi è un pò più argomentata, ma il mondo arbitrale da questo punto di vista non è migliore o peggiore di altri mondi. si sai, bisogna stare vicino ai figli no?

  3. Dani
    Dani dice:

    Purtroppo in un Paese come il nostro Pairetto Junior avrà’ sempre questa zavorra. Personalmente non è’ il mio tip di arbitro. Un grosso in bocca al lupo.

    • LUCA MARELLI
      LUCA MARELLI dice:

      Lo penso anche io a meno che, per qualche strano motivo, la stampa e le televisioni non comincino ad occuparsi di vera informazione.
      Pertanto non accadrà…

  4. Dimitri
    Dimitri dice:

    Personalmente, dopo calciopoli, mi sono chiesto varie volte cosa ha voluto dire per Pairetto Junior presentarsi con la sua giacca e cravatta, la sua borsa dell’Aia, e con un cognome e un’identita’ che di sicuro hanno creato pettegolezzi, malumori tra le squadre e gli addetti ai lavori. Personalmente non e’ il mio arbitro tipo, ma se e’ dove e’, da qualcuno e’ stato giudicato ( piu’ e piu’ volte) dunque voglio credere che se lo sia meritato, perche’ intendere il contrario? Circa i favoritismi a una squadra oppure un’ altra lasciamo perdere: un arbitro la sola cosa che vuole e’ di scendere in campo la domenica successiva, subito, e ancor prima se possibile…. non certo restare sul divano a casa perche’ sospeso, o in “pausa di riflessione” lontano dai media. Dunque un bravo a Pairetto Junior, augurandogli di essere sempre, lui e gli altri 18 della Can A, di esempio per le milioni di persone che sono a casa!

  5. Alberto
    Alberto dice:

    Ricordo l’episodio di Lanciano, penso sia indiscutibile il fatto che se fosse capitato ad un ragazzo “normale” l’errore grossolano gli avrebbe precluso la carriera, comunque quest’anno, a mio modesto parere, è stato davvero uno dei migliori in canb. In bocca al lupo per la serie A !

    • LUCA MARELLI
      LUCA MARELLI dice:

      Può darsi, caro Alberto. O forse no, non ne abbiamo la controprova anche se, in realtà, ricordo un arbitro ligure promosso alla CAN A/B (con assoluto merito, sebbene perdendo il premio Lattanzi per il miglior arbitro della CAN C) dopo un incredibile errore nella finalissima playoff.
      Sono dell’idea che un errore, pur grave, non possa e non debba pregiudicare un’intera stagione o, peggio, un’intera carriera. In caso contrario la nostra attività cadrebbe nella trappola populistica di coloro che gridano alla radiazione per un rigore sbagliato.

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