Moviola in campo (VAR): come, quando, perché

Se da un lato l’IFAB, nell’avviare la sperimentazione della Virtual Assistant Referees (VARs, volgarmente definita “moviola in campo”), ha diffuso un protocollo molto sintetico e difficilmente interpretabile per coloro che non possono essere strettamente definiti “addetti ai lavori”, è anche vero che sulla tecnologia in arrivo si sta facendo una confusione irreale, a tal punto che “danno procurato” o “fallo di mano involontario” sembrano dei piccoli scivoloni interpretativi del (da tanti mai letto) regolamento.

La FIFA ha dedicato alla sperimentazione della VAR una paginetta online, piuttosto sibillina e molto generica (che potete trovare al seguente link: http://quality.fifa.com/en/var/), senza scendere nei particolari e senza indicare specifici campi di applicazione.

Per quanto possa sembrare superficiale un tale approccio alla tecnologia che, nei prossimi anni, potrebbe rivoluzionare il calcio per come abbiamo imparato a conoscerlo negli ultimi 50 anni, in realtà la scelta dell’IFAB e della FIFA è certamente oculata.

Il motivo è presto detto: trattandosi di una (lunga) fase di sperimentazione, sarebbe stato improbo (e poco produttivo) specificare i casi in cui tale strumento potrà essere utilizzato. Ciò sarebbe accaduto sia con una lettura troppo ampia che mediante una lettura troppo limitata.

La sperimentazione servirà proprio a ciò: comprendere, attraverso l’interazione offline tra tecnologia ed episodi live, quali fattispecie ricomprendere nel protocollo definitivo che verrà redatto tenendo conto delle indicazioni raccolte nei circa 18 mesi complessivi di monitoraggio nelle varie competizioni. L’obiettivo, infatti, è di deliberare l’utilizzo dello strumento dalla stagione prossima al fine di avere lo strumento perfettamente funzionante in occasione dei Mondiali in programma in Russia nell’estate del 2018.

L’Italia arbitrale, da sempre contraria, per voce del suo presidente Marcello Nicchi, alla cosiddetta moviola in campo, definita dallo stesso come “la morte del calcio”, ha aderito da subito alla sperimentazione, il cui coordinamento è stato affidato dall’UEFA ad un grande arbitro del recente passato, quel Roberto Rosetti che proprio in Russia ha svolto il ruolo di designatore dopo una breve esperienza come Commissario della CAN B. Il motivo per cui il presidente Nicchi abbia così repentinamente cambiato idea, passando da “la morte del calcio” a “siamo a disposizione” è difficilmente comprensibile: non una novità, Nicchi si è spesso distinto per cambi di posizione dalla sera alla mattina, addirittura dalla sera del 1 luglio alla mattina del 2 luglio 2009. Ma questa è un’altra storia…

La sperimentazione, in Italia, è stata strutturato in modo tale da poter essere effettuata da una cabina di regia nella quale sono a disposizione vari monitor, uno o due arbitri non designati per la giornata di campionato (o, perlomeno, designati il giorno prima od il giorno dopo a distanze non eccessive). Il numero di uno o due è anch’esso parte della sperimentazione, proprio per comprendere se saranno necessari almeno quattro occhi in più o se due potranno essere sufficienti.

Al momento, proprio per la condizione di esperimento, l’arbitro o gli arbitri davanti ai monitor non sono collegati in alcun modo con i sei colleghi in campo. Per questo motivo si definisce questa fase della sperimentazione con il termine “offline”, cioè con assoluta mancanza di comunicazione diretta od indiretta tra regia e campo.

Lo step successivo, ovviamente, sarà il collegamento tra cabina e campo, probabilmente mediante lo strumento già oggi utilizzato degli auricolari, in uso alla categoria fin dal gennaio 2007. Altro problema che andrà affrontato sarà la capacità di queste apparecchiature di comunicare dato che, in alcuni impianti, tale distanza può arrivare anche a 150 metri. Problema marginale, in ogni caso.

Ma quali sono i casi, generici, previsti dal protocollo di sperimentazione?

Andiamo ad analizzarli, se possibile anche facendo riferimento a casi concreti accaduti nella giornata di ieri ed evidenziando che le immagini sono liberamente tratte dalla pagina suindicata.

1 – Reti

Secondo la generica indicazione del “panel IFAB”, il primo caso riguarda genericamente le reti realizzate.

goals-vars

Nella didascalia si specifica che l’arbitro potrà utilizzare lo strumento al fine di evitare che possa essere concessa una rete viziata da una qualsiasi infrazione al regolamento.

Definizione che più ampia non avrebbe potuto essere dato che, liberamente interpretando, ciò significa valutare se la rete sia stata realizzata in fuorigioco, con un fallo in attacco, con pallone uscito dalle linee perimetrali ecc. ecc. Decine di fattispecie condensate in una definizione di poche righe.

Genericità voluta?

Senza dubbio. Scelta, peraltro, che reputo intelligente per evitare di restringere od ampliare eccessivamente l’utilizzo. Tale circoscrizione delle fattispecie è e deve essere solo un secondo step della regolamentazione.

La descrizione si conclude con un generico riferimento alla rivisitazione dell’episodio a gioco fermo (cioè col pallone uscito dalle linee perimetrali o fermato a seguito di un’infrazione punita con calcio di punizione) oppure con l’azione in una fase di “no direct impact on the game”: traducendo liberamente, in un momento nel quale l’interruzione non impedisca la concretizzazione di un’azione vantaggiosa per una delle due squadre.

Il problema più grave da risolvere (e dubito che basteranno questi mesi di sperimentazione) è rappresentato dal decidere come comportarsi nei casi di fuorigioco sanzionato prima del tiro in porta.

Prendiamo, come esempio, l’episodio accaduto ieri in Genoa-Empoli.

La squadra ospitante si vede interrompere un’azione in attacco per un fuorigioco segnalato dall’assistente Manganelli, valutazione immediatamente accolta dall’arbitro Pairetto.

fuorigioco-rigoni-genoa

Poniamo che la posizione di Rigoni (autore del tiro in porta a gioco fermo) fosse regolare e, con l’utilizzo della VAR, la squadra arbitrale si rendesse conto di aver commesso un errore. Che accade in questo caso?

E’ ovviamente escluso che venga concessa la rete perché la stessa è stata realizzata a gioco fermo, dopo il fischio dell’arbitro.

Un problema non da poco se si considera che questa fattispecie è quella che si presta ad essere oggetto di VAR più frequentemente, seconda solo alle decisioni relative ai calci di rigore. Un problema che, a mio modesto parere, potrà essere affrontato solo limitando le segnalazioni degli assistenti in questi casi, esasperando il concetto di “wait and see”, trasformandolo in un meno elegante “waiting for VAR decision”. Non si pensi che sia facile, gli assistenti dovranno cambiare completamente approccio alla gara e vedremo spesso lasciar correre azioni con fuorigioco di partenza a 30 metri dalla porta. E questo è proprio il rischio maggiore della moviola in campo che potrebbe impattare pericolosamente con la capacità/volontà valutativa degli assistenti.

2 – Calci di rigore

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Il fulcro di tutte le trasmissioni sportive, il motivo per cui si chiede da anni l’utilizzo della tecnologia, la fattispecie più semplice.

Così come molto complessa si palesa la disciplina di situazioni come quella precedentemente analizzata, molto più semplice appare la visione differita di episodi accaduti in area di rigore. Ciò per due motivi, tra loro opposti ma alternativi. Sui calci di rigore si potrà intervenire sostanzialmente in due circostanze:

A – rigore assegnato

B – rigore non assegnato.

L’unica differenza è che, nel primo caso, il gioco sarà stato interrotto. Nel secondo caso il gioco potrebbe necessitare di essere interrotto forzatamente (si pensi al gioco che prosegue per minuti, sarebbe impensabile tornare indietro ed annullare decine di azioni).

Quando fermare, dunque, l’azione per visionare il replay e decidere su un episodio dubbio?

Le soluzioni sono due:

1 – attendere che il pallone esca dalle linee perimetrali o che l’arbitro fischi un fallo. Nel caso in cui tale evenienza dovesse tardare

2 – interrompere il gioco in una zona del campo ininfluente ed in assenza di azioni potenzialmente pericolose.

La ripresa del gioco, nel primo caso, sarà conseguente al normale sviluppo (rimessa o punizione) mentre, nell’ipotesi 2, si imporrà una rimessa da parte dell’arbitro nel punto in cui si trovava il pallone al momento dell’interruzione (o calcio di rigore, ovviamente, nel caso in cui il replay evidenzi un’infrazione punibile con la massima punizione).

Il vero problema di questa fattispecie non è il metodo di utilizzo.
Il vero problema è che esistono casi in cui anche la riproduzione video non elimina completamente i dubbi.

Se è vero che, a San Siro come all’Olimpico di Roma, entrambi i rigori assegnati da Rizzoli (Inter) e Mazzoleni (Lazio) sarebbero stati revocati (errori molto evidenti dei due addizionali), diverso sarebbe stato il caso di Genova in occasione del contatto tra Bellusci e Simeone. E’ il tipico caso in cui anche la moviola non sarebbe in grado di dipanare tutti i dubbi perché resisterebbero due versioni: da una parte chi ritiene il contatto più o meno casuale ma certamente non punibile (come il sottoscritto), dall’altra chi opterebbe per calcio di rigore ed espulsione per condotta violenta.

rigore-inter rigore-lazio gomitata-bellusci

In sostanza: aspettiamoci dalla VAR un sostanziale aiuto per evitare l’assegnazione di rigore fasulli o la non assegnazione di rigori clamorosi.
Ma non attendiamoci la certezza assoluta sull’interpretazione dei contatti che sono stati, sono e saranno sempre differenti a seconda di chi li osserva.

3 – Red card incident

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In questo caso preferisco scrivere la definizione originale in inglese perché la stessa appare difficilmente traducibile, se possibile in un’alea interpretativa ancor più ampia rispetto alle due fattispecie precedenti.

Cosa si intende per “red card incident”?

Ci soccorre (parzialmente) la definizione successiva, secondo la quale l’utilizzo sarà previsto per evitare che vengano adottate decisioni di espulsione chiaramente errate. Che cosa dobbiamo, pertanto, pensare nei casi in cui (tanti e decisivi quanto un’espulsione errata) un cartellino rosso venisse mal interpretato e trasformato in ammonizione?

Ieri abbiamo avuto ben due casi, molto simili tra loro. In Genoa- Empoli Saponara è stato ammonito per un fallaccio (perdonate la terminologia) a centrocampo su Laxalt; la sera stessa Cacciatore del Chievo viene ammonito per un’entrata da tergo su Bonaventura.

Interpretando letteralmente la definizione inglese del protocollo IFAB, tale fattispecie non dovrebbe rientrare tra quelle sottoponibili a VAR.

Ciò rappresenta, ovviamente, un gigantesco controsenso dato che lo strumento potrebbe impedire l’espulsione di calciatori non passibili di cartellino rosso ma la permanenza sul terreno di gioco di giocatori resisi colpevoli di falli gravi di gioco oppure anche di condotte violente sfuggite agli arbitri. Si pensi, ad esempio, ad una gomitata non ravvisata a trenta metri dal pallone: se l’interpretazione fosse restrittiva, il giocatore colpevole non potrebbe essere punito mediante utilizzo della VAR ma potrebbe essere squalificato dal Giudice Sportivo con l’utilizzo delle MEDESIME IMMAGINI! Una palese assurdità…

Ovvio pensare, dunque, che si tratti di semplice definizione generica che, in sede di perfezionamento dello strumento, verrà adeguata alle reali esigenze di limitare errori di valutazione e/o rilevazione.

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4 – Scambio di persona

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Per quanto sia stato inserito come punto specifico ed a sé stante, lo scambio di persona è fattispecie totalmente marginale che capita una volta ogni mille gare. Certo meglio aver la certezza di sanzionare il calciatore giusto ma ritengo inutile dilungarsi su qualcosa di molto chiaro.

Ricordiamo, infine, che solo in alcune amichevoli (come la recente Italia – Francia) verrà testata la VAR online, cioè con collegamento tra arbitro e cabina dello stadio. Per il primo utilizzo ufficiale in competizioni ufficiali è stata ventilata l’ipotesi Finale di Coppa Italia ma, dal mio punto di vista, ritengo altamente improbabile che si attui la prima ufficiale per la finale in gara unica di una competizione nazionale.

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