Mondiali, open day: l‘esordio morbido del VAR e tutto ciò che c’è da sapere sulle novità

Il primo giorno del Mondiale, per noi italiani, non ha portato grandi novità: siamo ormai abituati al VAR ed a tutto ciò che ne consegue (silent check sulle reti, controllo di episodi in area, pause in alcune specifiche circostanze).
Se per noi il VAR non è una novità, al contrario lo è per circa l’80% della popolazione mondiale che, fino ad oggi, ne aveva solo sentito parlare.
Per la verità, dopo la prima gara del Mondiale 2018 in Russia, non ne sanno molto di più: abbiamo avuto solo silent check sulle reti e, probabilmente, su un contatto nell’area dell’Arabia Saudita nel primo tempo.
Sebbene la gara abbia avuto pochissimi spunti di interesse (e, per la verità, anche limitato spettacolo nonostante le cinque reti dei russi), un paio di episodi paiono degni di nota. Ci torneremo tra poco ma cominciamo con le novità.

I VAR

La prima differenza importante con il modello a cui siamo abituati è la sala VAR centralizzata, sul modello degli sport americani e del sistema utilizzato in Germania.
Per i Mondiali russi i VAR non seguiranno mai gli arbitri all’interno degli stadi come accade in Italia. Così come in Germania (che ha stabilito la sala a Colonia) anche per i Mondiali i VAR rimarranno nella sede centrale di Mosca, collegati telematicamente con una “regia” unica agli arbitri in campo.
Naturalmente, essendo molto elevate le distanze, il tutto si basa su una tecnologia comunicativa differente. Il rischio è che possano verificarsi dei blackout (pensate alla linea dei cellulari che, ogni tanto, cade nonostante il segnale perfetto) e, in quel caso, sarebbe impossibile qualsiasi tipo di interazione tra campo e sala. In Italia tale eventualità è stata prevista e, in circostanze eccezionali, il collegamento viene assicurato con dei walkie talkie, uno dei quali nella disponibilità del quarto ufficiale.

Altra differenza sostanziale è il numero di VAR presenti in sala:

Sala VAR Mosca

Come possiamo osservare i VAR impegnati sono ben 4. Per la gara inaugurale sono stati scelti Irrati (Italia), Vigliano (Argentina), Astroza (Cile) ed Orsato (Italia). Non ci si stupisca della presenza di ben due italiani già dalla prima gara: è assolutamente normale che i nostri Orsato, Irrati e Valeri verranno utilizzati molto spesso (nella fase a gironi non sarei stupito di vederli all’opera quasi ogni giorno). Gli italiani sono tra i più esperti in assoluto, hanno confidenza col mezzo e conoscono alla perfezione il protocollo.

Quali sono, dunque, le competenze dei VAR? E per quale motivo Orsato è in piedi?
Parto da una considerazione personale: questo sistema non mi piace, troppe teste pensanti tutte assieme rischiano di creare confusione nel caso di episodi controversi. Auspico che, in Italia, non venga copiato questo modello: un arbitro ed un assistente sono più che sufficienti per assumere le decisioni necessarie. Attenzione ai termini: necessarie, non corrette. Così come è possibile sbagliare in due, è altrettanto possibile sbagliare in quattro.
La differenza col modello italiano è la separazione dei compiti: il VAR 1 rimane il primo a dover controllare le fattispecie passibili di controllo tecnologico, i VAR 2 e 3 aiutano il VAR 1 nel controllo sia delle immagini sia di quanto continua ad accadere dopo un episodio visionato nella sala. Il VAR 4 è tenuto ad agire come una sorta di supervisore degli altri 3, un po’ come accade in Germania: ascolta tutte le comunicazioni, tiene d’occhio tutti i monitor, indica eventuali episodi sfuggiti ai colleghi. Una sorta di regista arbitrale.

Vedremo nelle prossime gare come funzionerà: oggi non ne abbiamo avuto occasione dato che tra Russia ed Arabia Saudita non è accaduto praticamente nulla di rilevante.

Queste novità verranno importate anche in Italia?
Per quanto concerne il numero dei VAR lo escludo: già oggi i “numeri” sono molto stretti (ci sono arbitri che hanno avuto due weekend di libertà in tutto il campionato), se si dovesse allargare il numero degli arbitri davanti ai monitor si dovrebbe aumentare a dismisura l’organico dei direttori di gara sia in A che in B. In realtà l’anno prossimo ci sarà un arbitro in meno in Serie A, dato che i dismessi saranno tre a fronte di due sole promozioni dalla serie cadetta.
In merito alla sala centrale, ci si arriverà. Non dall’anno prossimo ma è più che prevedibile che ciò possa accadere sin dalla stagione 2019/2020.
E’ il futuro dello strumento: le sedi centrali per le review esistono già da un paio di decenni negli sport americani e l’Italia è già quasi pronta.
Due le ipotesi possibili:
1 – una sala VAR a Milano, probabilmente all’interno della sede della Lega Calcio oppure
2 – una sala VAR a Coverciano (Firenze), ove già esiste una struttura (l’unica nel mondo, per il momento) dedicata solo ed esclusivamente all’allenamento VAR.
Da parte mia credo che la soluzione migliore sia quella di Firenze poiché è già la casa degli arbitri, è una struttura ricettiva all’avanguardia (non a caso è stata la sede del ritiro per gli arbitri del Mondiale) e, soprattutto, non necessita di spese ulteriori per trasferimenti, pernotti, pasti, tecnologie, locali. E, aspetto fondamentale, gli arbitri non sarebbero costretti ad operare in un ambiente esterno.

I maxischermi

No, non sono una novità: esistono da decenni.
La novità è che verranno utilizzati proprio per spiegare al grande pubblico (sia televisivo che all’interno dello stadio) le decisioni assunte con l’utilizzo delle review.
Oggi non è mai accaduto ma ci saranno parecchie occasioni.
Secondo quanto riportato dalla stessa FIFA, il progetto prevede la proiezione sul grande schermo delle immagini utilizzate per la review con una didascalia in inglese con la quale spiegare la decisione assunta.
Non mi fa impazzire questa scelta. Anzi, per dirla tutta non mi piace per niente. Avrei preferito un collegamento tra l’arbitro e gli altoparlanti in modo tale che lo stesso direttore di gara potesse esporre la sua scelta.
Credo che si sia optato per questa soluzione per evitare che qualche arbitro, non particolarmente preparato sulla lingua inglese, potesse incappare in errori nell’utilizzo dei termini o nella costruzione delle frasi. Perché è vero che gli arbitri internazionali sono tenuti a conoscere la lingua inglese ma è anche vero che esistono (parecchi) arbitri che di inglese conoscono sì e no le basi, con gravi lacune nella comunicazione.

Mi auguro che questa innovazione non arrivi in Italia. O che, perlomeno, arrivi dopo qualche stagione di comunicazione vocale della spiegazione dopo la decisione: pensate alle polemiche di questa stagione nonostante l’utilizzo del VAR. Ecco, adesso pensate a cosa potrebbe accadere negli stadi se venisse riproposto un episodio dubbio come (a titolo di esempio) il contatto Vecino-Mandzukic od il rigore assegnato al Napoli contro il Bologna. Meglio di no, fidatevi…

Russia – Arabia Saudita 5-0,arbitro Pitana

Il Mondiale è una vetrina straordinaria per tutto il pianeta: si conoscono giocatori mai sentiti nominare prima, si entra in contatto virtuale con realtà lontane, si osservano arbitri provenienti da ogni parte del globo.
E’ un’occasione per conoscere questi arbitri, spesso famosi in patria quanto cantanti e calciatori ma mai sentiti nominare alle nostre latitudini.
E’ il caso, per esempio, di Nestor Pitana, 43enne arbitro argentino, un “cristone” di 193 centimetri per 95 chili circa. Al secondo mondiale, nel Palmares può vantare finali di Libertadores e Sudamericana (le corrispondenti di Champions’ League ed Europa League), il Mondiale del 2014, le Olimpiadi di Rio de Janeiro 2016 (semifinale), la Confederation Cup dello scorso anno (ancora semifinale), lo spareggio tra Australia ed Honduras (l’andata venne diretta dal nostro Orsato).

Pitana

Per togliere ogni dubbio, Pitana non è tra i miei preferiti.
E’ certamente un arbitro di grande personalità, tecnicamente di ottimo livello ma con difetti evidenti:
– corsa pesantissima (dovuta ad una struttura fisica più da wrestler che da arbitro);
– mancanza totale di cambio di passo (a cui supplisce con un’eccellente conoscenza tattica che gli permette di anticipare le azioni, non rimanendo troppo lontano dal cuore del gioco);
– eccessiva teatralità (che, in epoca VAR, è un problema non di poco conto).
Nonostante ciò, Pitana è uno dei favoriti per la finale (Argentina permettendo), assieme all’uzbeko Irmatov (al terzo Mondiale dopo Sudafrica e Brasile). Poco più indietro l’americano Geiger (che ha il vantaggio di utilizzare la tecnologia nel campionato USA). Contro Pitana “gioca” Elizondo, arbitro scelto per la finale di Berlino 2006: un altro argentino dopo sole due edizioni è molto complesso prevederlo (ed è questo uno dei motivi per cui appare pressoché impossibile anche solo ipotizzare il nostro Rocchi per l’atto finale della manifestazione, dopo la direzione di Rizzoli al Maracanà 4 anni fa).

Partita facilissima nel complesso, peraltro giocata da due nazionali molto mediocri. Non inganni il punteggio: la Russia difficilmente andrà oltre gli ottavi di finale e, per dirla tutta, ho i miei dubbi che possa superare Egitto ed Uruguay nel girone. La gara decisiva, in linea di massima, sarà proprio contro gli egiziani che, però, dipendono molto dalle condizioni di Salah, uscito malconcio dalla finale di Champions’ League un mese fa.

Due soli episodi. Episodi peraltro chiari ma interessanti per un paio di considerazioni. Con una premessa: i nomi li ho copia/incollati, con un non marginale mal di testa per riuscire ad individuarli…

Al minuto 14 Dzagoev lancia in profondità il compagno Fernandes che crossa al centro. Azione che poi si perde con un calcio d’angolo assegnato da Pitana. Angolo che non verrà mai battuto:

FG 14esimo minuto primo tempo FG Assistente basso

Fuorigioco netto di Fernandes, partito un buon mezzo metro oltre la linea del penultimo difendente, errore piuttosto grave del secondo assistente Maidana: azione statica, allineamento perfetto, linea di visione senza alcun ostacolo. A questi livelli è imperdonabile una svista del genere.
Perché il calcio d’angolo non è mai stato battuto?
Ho postato le due immagini per far notare proprio il comportamento dell’assistente: non alza nell’immediatezza e nemmeno dopo la parata del portiere Al-Mayoof. L’arbitro fischia indicando il calcio d’angolo per poi consentire ai sanitari di entrare in campo per soccorrere due calciatori rimasti a terra.
Successivamente il gioco riprenderà con un calcio di punizione indiretto per il fuorigioco. Ma chi l’ha segnalato?
E’ probabile che, approfittando della pausa per l’intervento di medico e massaggiatore, sia arrivato un suggerimento dalla sala VAR.
Non vi stupite: per questo Mondiale il protocollo sarà sempre un punto di riferimento ma è più che probabile che la tecnologia troverà un utilizzo più ampio di quello a cui siamo abituati. Non è un mistero che i designatori del Mondiale abbiano raccomandato di non appellarsi alla rigidità del protocollo per evitare di intervenire. E’ possibile che sia stato raccomandato anche di inviare suggerimenti in campo in circostanze come questa, ove una decisione postuma non infici in alcun modo la prosecuzione della gara.

Al minuto 36 contrasto in area saudita tra Golovin ed il difensore Hawsawi:

Rigore reclamato Russia 3 Rigore reclamato Russia 2

Il giovane centrocampista del CSKA Mosca è certamente un prospetto dalle grandissime qualità tecniche.
Ma così come il VAR è una novità per gran parte dei tifosi, lo è anche per tanti calciatori: nel campionato russo non c’è e Golovin ha rischiato molto, accentuando un contatto del difensore assolutamente corretto. Se mai dovesse approdare nel campionato italiano, dovrà comprendere che questi contatti non verranno mai puniti e, se puniti, il VAR porterà alla revoca del calcio di rigore con rischio concreto di ammonizione per simulazione.
Male, nella circostanza, anche Pitana: la gestualità eccessiva, suo grande limite, lo ha portato ad indicare con ampi e prolungati gesti la correttezza del contrasto.
Domanda: come avrebbe potuto intervenire il VAR per correggere un eventuale errore ed in presenza di una gestualità del genere?

Nel complesso una buona prova dell’argentino (in una gara veramente semplice, per la verità) ma son pronto a scommettere che Collina non sarà stato felicissimo di quel che ha visto in quest’ultima circostanza…

12 commenti
  1. Francesco Basini
    Francesco Basini dice:

    Perfetto e pieno di spunti come sempre, aspettiamo solo il commento sul nostro rappresentante che ieri ha dato il massimo sul campo. Mi fa sorridere la tua valutazione sulla fisicità perché quando è uscita la lista degli arbitri mondiali e sono andato a guardare gli extra europei mi aveva colpito come la stazza fisica cambi completamente, ai nostri non serve fare paura con il fisico per farsi rispettare ma lo fanno con parole e decisioni e questo li rende anche piu agili e veloci, alla prossima

    Rispondi
  2. Riccardo
    Riccardo dice:

    Ciao Luca. In merito all’impossibilità di vedere Rocchi arbitrare la finale della Coppa del Mondo, ho scoperto che nel 1982 e nel 1986 sono stati designati due arbitri brasiliani (rispettivamente Coelho e Arppi Filho): è un precedente troppo distante per tenere aperte le speranze per Rocchi?

    Rispondi
  3. Roberto
    Roberto dice:

    Ottima la segnalazione sul fuorigioco; un errore in meno è sempre un errore in meno.
    Mi chiedo tuttavia che effetti potrebbe avere una tale elasticità sul protocollo nel caso italiano, visto che abbiamo sperimentato discussioni (vecino-mandzukic in particolare) proprio sul rispetto del protocollo. Da un lato forse non ci sarebbero state polemiche, dall’altro però immagino cosa succederebbe se su un calcio d’angolo assegnato erroneamente a cui fa seguito un gol non venga applicata la stessa elasticità.
    E quindi mi e chiedo: in un caso del genere al mondiali saranno abbastanza elastici?
    Nel campionato italiano appena passato è capitato qualche gol su calci d’angolo o punizioni assegnate erroneamente. Per quel che mi riguarda non si scappa: prima o poi, in caso di gol da calcio d’angolo o punizione, si dovrà necessariamente sottoporne a controllo anche la corretta assegnazione.

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  4. Mirko
    Mirko dice:

    Buongiorno Luca,
    approfondimento molto interessante e pieno di spunti, come sempre.
    Ho solo una domanda: nell’articolo viene detto che Rocchi molto probabilmente non dirigerà la finale a “causa” di Rizzoli, che l’ha diretta nel 2014. Ma perché tutto ciò? Perché due arbitri della stessa nazionalità non possono arbitrare due finali del mondiale consecutive?

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    • LUCA MARELLI
      LUCA MARELLI dice:

      In realtà è una regola non scritta: ciò non significa che sia impossibile (è successo nell’82 e nell’86 che due arbitri brasiliani arbitrassero due finali consecutive) ma è molto difficile che si possa ipotizzare. Oltre a ciò, l’ultimo arbitro non europeo designato per la finale risale al 2006 (Elizondo a Berlino) e, per tali motivi, è molto probabile che la scelta possa ricadere su un esponente di altra confederazione. Aggiungo, infine, che nessun asiatico ha mai diretto una finale ed Irmatov è un direttore di gara di grande capacità, esperienza e personalità. Per tutti questi motivi,a meno di disastri tecnici, sono pochissime le possibilità di veder la scelta ricadere su un europeo.

      Rispondi
    • LUCA MARELLI
      LUCA MARELLI dice:

      Non so dirtelo proprio perché non abbiamo avuto la possibilità di rivedere un’immagine decente. La sensazione è che potrebbe esserci stato qualcosa ma che sia stato “perduto” dalla regia.

      Rispondi

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