Arbitri, Massa, la coperta corta e la (falsa) crisi di qualità

Non ho mai particolarmente amato le polemiche fini a sé stesse, a partire dalla valutazione come negativa di una prestazione arbitrale sulla base di un episodio, magari dubbio.

Ancor meno apprezzo le polemiche che precedono la stessa gara, giudicando una designazione sulla base di fatti avvenuti mesi se non anni prima. Motivo per cui trovo inutile criticare la designazione di Massa per l’anticipo di questa sera, per un Juventus-Milan sempre importante ma che (con tutto il rispetto) non ha certo l’attesa di gare in calendario da qui a poco: 2 volte Napoli-Juventus, Roma-Juventus, il ritorno di coppa Roma-Lazio, i derby di campionato di Milano, Torino e ancora Roma. C’è un punto focale che non viene mai tenuto in giusta considerazione, probabilmente perché non strumentale alla polemica preventiva: la programmazione.

Ebbene, è inutile nasconderlo: negli ultimi anni è mancata completamente la programmazione a lungo termine nell’AIA, in particolare nelle categorie maggiori e, in modo ancor più evidente, in serie A. Diverso il discorso sulla programmazione sul breve periodo.

Andiamo con ordine per chiarire i concetti.

La decisione di Collina di aderire alla richiesta della Lega A di dividere gli arbitri in due distinte commissioni rappresenta l’inizio di una crisi di qualità dovuta all’impossibilità di far crescere gradualmente le risorse tecniche a disposizione. Prima della scellerata decisione di Collina, avallata per costrizione da Nicchi (che, nel giro di due settimane, passò da “non dividerò mai la CAN A/B” a “l’AIA ha deciso di dividere la CAN A/B”), l’interscambio tra serie A e serie B consentiva ai giovani di affacciarsi con gradualità alla massima serie, assicurava esperienza agli arbitri in maturazione, permetteva agli “esperti” in momentanea difficoltà di rifiatare, magari scendendo nella cadetteria per qualche settimana.

Nicchi e Collina

Da quel momento è iniziato il buio più totale. Non tanto per le risorse già presenti in organico ma per la mancanza di alternative valide, per la mancanza di coraggio, per l’assenza di una linea coerente atta alla crescita di giovani di talento.

La scelta di Massa, forzata e non poco, è figlia illegittima di anni di programmazione inesistente. Ma non si pensi che sia la prima volta: forse abbiamo dimenticato (per fare un esempio) che Orsato è stato designato per tre anni di fila per la finale di Coppa Italia. E ciò non certo per il valore assoluto di Daniele (indiscutibile) ma per la mancanza di alternative. In sostanza non era possibile scegliere un altro arbitro per preclusioni tecniche, geografiche o per deficit di fiducia in altri elementi. In sintesi: è un problema noto da anni ma sul quale non si è lavorato per nulla, preferendo sempre puntare sul sicuro, incuranti del passare del tempo.

Quando Collina decise di porre fine alla mia esperienza, gli arbitri di punta della CAN A/B erano pochi, conseguenza di una politica tecnica povera e già allora senza uno sguardo al futuro. Non è certo un caso che, in quegli anni, gli arbitri che Collina riconosceva di affidabilità massima rispondevano ai nomi di Rocchi, Rizzoli, Tagliavento, Orsato, Saccani e Morganti. Inoltre c’era Farina, a fine carriera ma pur sempre internazionale top class da anni.

Le crepe si notavano già allora se è vero (come è vero) che Collina, pur di non privarsi dei suoi pupilli, dovette ricorrere a deroghe su deroghe, ritenendo imprescindibile la presenza degli arbitri di cui si fidava ciecamente. Legittimo, per carità, ma pensare che si debba ricorrere alle deroghe nonostante un organico di oltre 40 arbitri, è decisamente deprimente. Per la cronaca, nell’anno della mia dismissione venne salvato con deroga Saccani di Mantova che, nel corso della stagione successiva, si dimise a campionato in corso. Non esprimo alcun giudizio in merito, mi limito a dire che un minimo di programmazione in più (e, forse, un pelo di rispetto) avrebbe potuto consentire ad altri, più “vogliosi” e più innamorati, di continuare a correre in campo.

Successivamente deroghe vennero concesse anche a Giannoccaro e Morganti mentre, nel frattempo, arbitri di gran valore perdevano tempo e stimoli marcendo in serie B. Arbitri come Pinzani e Nasca ingrigivano allora e vivacchiano adesso in B nonostante abbiano qualità migliori rispetto a tanti (ma tanti!) arbitri di A. Giovani come Ostinelli sono stati cancellati dalla geografia arbitrale per motivi misteriosi, altri ragazzi sono stati promossi per poi essere lasciati perennemente in un angolo (Cervellera).

In sintesi: una gran confusione.
Una confusione tale che, oggi, a distanza di otto anni, di tre designatori ed un solo presidente, ci consegna una CAN A nella quale gli arbitri di sicuro affidamento rispondono ai nomi di Rizzoli, Orsato, Rocchi e Tagliavento. Vi ricordano qualcosa questi nomi?

Eh già: sono esattamente gli stessi di otto anni fa!

Ogni tanto viene utilizzato per gare di massima importanza Banti, molto più raramente Mazzoleni (peraltro con risultati perlopiù mediocri). Nel frattempo, dietro, il nulla. O, meglio, si intravede qualche segnale da Irrati (sebbene stia vivendo una stagione non scintillante), segnali di risveglio da Guida (dopo lunghe stagioni costellate da infiniti errori e direzioni ben al di sotto della media), buone prestazioni di Massa (che, finalmente, ha ricominciato ad arbitrare lasciando da parte le tentazioni da amministratore di condominio).

Piccoli segnali che non sono in grado, però, di nascondere il disastro tecnico. E sottolineo volutamente il concetto, ben sapendo di apparire pesantemente in contraddizione. Il motivo? Molto semplice: sono convinto che il talento medio degli arbitri italiani sia ancora molto elevato ma che la mancanza di programmazione abbia ridotto il vertice ad una piramide sulla quale è impossibile salire. Continuare a sostenere la mancanza di personalità dominanti come erano quelle di Casarin, Agnolin o Braschi è una stupidaggine sesquipedale. Certo, erano eccellenti arbitri ma confrontarli con gli arbitri di oggi è totalmente fuori luogo. Gli arbitri sono cambiati, come è cambiato il calcio e come è cambiata l’intera società. Pensare che, nel 2017, un arbitro debba ancora scendere in campo col grugno e con lo stile degli anni ’80/’90 è sostanzialmente una sciocchezza di chi vive ancorato ai suoi tempi, convinto che i “suoi tempi” fossero migliori degli attuali.

La verità è che il talento non manca.
Manca il coraggio.
Alla fine di questa stagione, ed a dimostrazione del fatto che, da Collina in poi, non si è costruito NULLA, Rizzoli e Damato verranno confermati alla CAN A in deroga. Ciò significa che non si ritiene esistente un ricambio valido per arbitri che, a giugno, avranno rispettivamente 45 e 44 anni.

L’unica dizione da utilizzare, in questo caso, è una dizione scomoda ma che bisogna cominciare ad utilizzare: fallimento tecnico.

Non c’è altro modo per definire una categoria che, col passare degli anni, si è impoverita non tanto per la mancanza di giovani ma per l’inesistenza di una linea che consentisse di far crescere questi talenti, relegandoli sempre od alla serie B perenne oppure alle gare più modeste della Serie A.

No, non è vero che tutte le gare di A siano difficili: se non cominciamo ad uscire da questi proclami, continueremo a chiederci “chi arbitra il big match tra Rizzoli, Orsato, Tagliavento e Rocchi?” per chissà quanti anni. Le partite difficili sono gli scontri diretti ma bisogna avere coraggio di scegliere nomi diversi dai soliti. Coraggio che nessuno degli ultimi designatori ha mai mostrato, limitandosi al compitino di programmare i big match divisi tra i soliti noti.

Soliti noti, sia chiaro, che hanno svolto il loro compito per anni con assoluta qualità. Poi, però, arriva fisiologicamente la stagione in cui Rizzoli sbaglia tanto e nelle gare di cartello, Rocchi soffre ancora delle incredibili preclusioni post Juventus-Roma (a proposito del coraggio dei designatori…), Orsato vive una stagione così così, Mazzoleni non ne imbrocca una manco per sbaglio e via dicendo.

Il risultato è Massa per Juventus-Milan.
Sia chiaro: per quanto mi riguarda Massa, da quando ha ricominciato ad arbitrare indossando la divisa e lasciando a casa il doppiopetto dell’amministratore, rappresenta una risorsa in prospettiva fondamentale ma pensare che questa designazione sia stata programmata mesi fa è sbagliato. E’ sbagliato perchè Massa era, sostanzialmente, l’unica scelta oggi possibile.

Massa di Imperia

Il motivo è presto detto: tra meno di un mese avremo due volte Napoli-Juventus, a cui sono destinati Orsato e Rocchi che, ovviamente, vengono tenuti lontani da entrambe le squadre. Rizzoli non poteva essere nemmeno candidato dopo la negativa Juventus-Inter. Mazzoleni, per gare del genere, non è proponibile. Damato ha diretto la finale di Doha tra le stesse squadre. Guida è in ripresa ma lontanissimo dall’affidabilità necessaria per una gara del genere. Irrati poteva essere un’alternativa ma la sensazione è che ancora non goda della piena fiducia tecnica nonostante un eccellente derby di Coppa Italia.

La conseguenza è una designazione discutibile sotto mille profili, in particolare per Massa stesso, puntualmente criticato prima ancora che si mettesse in viaggio per Torino rispolverando l’episodio dell’andata, quando svolgeva il ruolo di addizionale dietro la porta dell’episodio del gol di Pjanic annullato dopo tre minuti. Un episodio non certo deciso da lui ma conseguenza di una serie di errori commessi tra la convalida e l’annullamento (errato) della rete.

Milan Juventus gol annullato

Certo, avrebbero potuto scegliere Rocchi od Orsato. Ma poi, essendo la coperta terribilmente corta, chi designare per i due Napoli-Juventus? Uno tra Rocchi ed Orsato e poi? L’altra gara a chi?
Un inciso: la partita di ritorno di Coppa Italia tra Napoli e Juventus sarà ENORMEMENTE più complessa, poiché consentirà l’accesso alla finale di una competizione che potrebbe portare un trofeo a Napoli mentre l’incontro di campionato varrà più per la “gloria” che per l’esito della competizione, di fatto già vinta dalla Juventus, nettamente superiore alla concorrenza checché ne dicano taluni commentatori.

E dietro che succede?
Il talento c’è. Non credete a chi afferma che gli arbitri italiani siano scarsi: è una balla!
C’è un arbitro vero, con grandi qualità come Maresca di Napoli. C’è un talento acerbo ma di grande prospettiva come Di Bello di Brindisi. Entrambi sono destinati alla nomina internazionale per gennaio 2018 ma bisogna farli crescere, avere il coraggio di lanciarli negli scontri clou perché Milan-Chievo o Cagliari-Inter non sono banchi di prova reali, sono semplicemente vetrine temporanee.

maresca di Napoli Di Bello di Brindisi

E poi si può lavorare su ragazzi come Mariani e, in B, come Pasqua (talento straordinario ma discontinuo), Manganiello (per lungo tempo sottovalutato e che dovrà lavorare molto sull’aspetto comportamentale), Rapuano (inizio difficile ma in veloce crescita), Abisso (un po’ in calo ma con fondamentali tecnici di primissimo livello).

Mariani Aprilia Pasqua Manganiello Rapuano Abisso

Se non si svolta presto (anzi: subito), dall’anno prossimo ci si troverà costretti a lanciare A CASO nella mischia arbitri non pronti, non preparati, non oggetto di una crescita razionale. Perché, tra un anno, concluderanno la carriera Rizzoli, Damato, Tagliavento. Tra due anni sarà il turno di Rocchi e Mazzoleni. Rimarrà Orsato fino al 2020 ma rimarrà solo se, nel frattempo, non si costruiranno arbitri di esperienza. A meno che non si voglia continuare a colpi di deroghe…
Il primo passo necessario è quello di fare un passo indietro: riunire le due CAN e ricreare un organico unico. Subito.

Ci torneremo.
Intanto godiamoci Juventus-Milan ed uniamoci per un sentito “in bocca al lupo” a Massa che, oggi, si gioca una bella fetta di futuro prossimo…

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